mercoledì 6 dicembre 2017

Vivere in baracca non è reato. Assolti 7 rom di Milano

da Avvenire”, 6 dicembre 2017


Il fatto “non costituiva reato”. Lo ha detto ieri una sentenza del Tribunale di Milano a proposito dell’occupazione abusiva contestata ai rom romeni che abitavano nella piccola baraccopoli di via Cima. In occasione dello sgombero del 15 marzo 2015, sette di loro erano stati indagati per “invasione di terreni” (art. 633 del codice penale), colpevoli di vivere "all’interno di baracche fatiscenti utilizzate come dimora abituale”.
Ma ieri il Giudice della 4^ sezione penale ha li ha assolti. Maura Sianesi, il legale della Comunità di Sant'Egidio, che ha difeso i sette rom durante il processo, ha infatti invocato lo stato di necessità, per salvaguardare il diritto fondamentale all’abitazione, senza causare danni a nessuno. Il terreno su cui sorgevano le baracche era - ed è tuttora - inutilizzato. “Dovevamo riparare i bambini, non avevamo alternative possibili” dice Genesa, tra gli imputati ascoltati durante il processo. Suo marito invece non era indagato: la mattina dello sgombero era impegnato ad accompagnare i tre figli a scuola e la polizia non lo aveva trovato. Quella di Genesa è una delle 8 famiglie che abitavano nella baraccopoli, dove i volontari di Sant'Egidio avevano avviato dei percorsi sociali. Tutti i minori presenti erano iscritti regolarmente dall'asilo nido alle superiori, frequentavano il doposcuola della Comunità presso la Biblioteca di zona e le docce presso la vicina parrocchia. Per gli adulti erano stati avviati dei percorsi di inserimento lavorativo per gli adulti. 


"La sentenza – spiega Sant'Egidio - è importante perché è un forte "stop" alla criminalizzazione della povertà. Quei rom vivevano nelle baracche non per scelta ma perché poveri". Oggi, grazie alla Comunità, tutte le otto famiglie vivono in casa, continuano la scolarizzazione dei figli e in ciascuna almeno un componente lavora: "La povertà non si sconfigge con le ruspe o denunce che intasano i tribunali, ma con seri progetti di accompagnamento sociale. Occorre garantire i diritti dei baraccati e dei poveri, con particolare attenzione a quelli dei minori”.

Stefano Pasta

martedì 5 dicembre 2017

''A Natale ci sono anch'io'': i regali dei bambini di Genova per i poveri

“A natale ci sono anch'io” è la campagna che ha coinvolto più di 1000 bambini delle scuole elementari e medie di Genova per sostenere i poveri che parteciperanno ai pranzi di Natale della Comunità di Sant'Egidio con dei regali.

In questi giorni in tutte le classi si sono svolti dibattiti molto partecipati riguardo ai poveri: i bambini hanno raccontato di incontrare per la strada tanta gente che ha bisogno e hanno voluto esprimere i loro sentimenti verso i poveri. Tenerezza, pena, dispiacere, compassione sono state le parole dei piccoli che fanno tanto riflettere il mondo degli adulti.

Un bambino di 6 anni quando ha sentito raccontare che tante persone non hanno tutti i giorni da mangiare ha voluto regalare la sua merenda: “Portatela a un bambino povero, la regalo volentieri!”.

Una bambina di 8 anni ha scritto un biglietto di auguri che diceva: “Caro amico, tanti auguri di Natale. Ti comprerò un regalo io, così sarai meno solo!”.

La campagna “A Natale ci sono anch'io” continuerà nei prossimi  giorni in diversi quartieri di Genova, sensibilizzando i più giovani sulla povertà.

lunedì 20 novembre 2017

I nuovi poveri in uno speciale di RAINews24 da rivedere #GiornataMondialedeipoveri

In studio Daiana Paoli e  Paolo Ciani della Comunità di Sant'Egidio hanno dato voce ai poveri che papa Francesco ha voluto mettere al centro  della vita della Chiesa e dell'attenzione del mondo. Ma anche alle tante iniziative di solidarietà che non mancano e di cui speso si parla tanto poco.
Un servizio interessante da rivedere, per comprendere meglio il mondo della povertà.
"I poveri sono un popolo.  - ha spiegato infatti Paolo Ciani - Noi ci facciamo prossimi andando in strada, portando aiuti concreti, cibo, bevande calde... ma poi ci fermiamo a parlare con loro e scopriamo tanti lati umani: persone che hanno perso il lavoro, o hanno problemi in famiglia. Si può scivolare nella povertà da situazioni di normalità. I poveri non sono una categoria a parte, ma persone normalissime scivolate per tanti motivi in una situazione di bisogno".
Il servizio accompagna la Giornata voluta dal papa e in qualche modo ne sottolinea le parole: "L’omissione è  il grande peccato nei confronti dei poveri. Qui assume un nome preciso: indifferenza. È dire: “Non mi riguarda, non è affar mio, è colpa della società”. È girarsi dall’altra parte quando il fratello è nel bisogno, è cambiare canale appena una questione seria ci infastidisce, è anche sdegnarsi di fronte al male senza far nulla. Dio, però, non ci chiederà se avremo avuto giusto sdegno, ma se avremo fatto del bene". (Il testo completo dell'omelia di papa Francesco su Vatican.va)


giovedì 16 novembre 2017

La Caffetteria dell'Amicizia

di Stefano Pasta

Ogni sabato e lunedì mattina una ventina di senza dimora frequentano la Caffetteria dell’Amicizia che la Comunità di Sant’Egidio ha aperto da settembre presso la propria sede in via Olivetani a Milano.Gli “amici di strada”, come qui chiamano i clochard, arrivano per usufruire della doccia e fare colazione, ma soprattutto per passare alcune ore tra amici, chiacchierando mentre si sorseggia il caffè attorno a una tavola imbandita. «Prepariamo tutto – dice Ulderico Maggi – insieme ai senza dimora: spalmare la marmellata, curare la moka sui fornelli, preparare le ciabatte pulite per il bagno. Sono tutte operazioni che creano un legame con il luogo e le persone che lo frequentano». Alla Caffetteria si incontrano la ragazza che ha rotto con la famiglia, il lombardo finito per strada dopo la separazione, tanti che hanno perso il lavoro, il profugo escluso dai centri d’accoglienza. Si tratta di persone che dormono nelle Stazioni di Garibaldi e Cadorna, o nelle vie del Centro di Milano, conosciute dalla Comunità durante la distribuzione dei panini alla sera. 
«Storie diverse – sottolinea Maggi – ma accomunate dalla solitudine, che è la grande ferita di chi vive per strada». La Caffetteria nasce per questo: qui ciascuno ha un nome, un compito e soprattutto degli amici. Maggi fa una proposta: «Abbiamo bisogno di aiuto e per questo proponiamo ai milanesi di vivere la Giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco per il 19 novembre, trascorrendo un sabato mattina con noi alla Caffetteria». È un invito valido per tutti, non è riservato agli “specialisti” della carità, «anzi è rivolto soprattutto a chi non ha ancora scoperto la bellezza dell’amicizia con i poveri». Per aiutare alla Caffetteria, scrivere
a santegidio.milano.volontari@gmail.com.


da "Avvenire", 8 novembre 2017

venerdì 10 novembre 2017

Periferia: cultura e arte a Torbellamonaca

Per chi pensa che la periferia sia solo sinonimo di degrado, esclusione e violenza, una notizia per ricredersi. 
Da quasi 10 anni, a Torbellamonaca, periferia Est di Roma, la Comunità di Sant'Egidio ha aperto un Laboratorio Museo di Arte Sperimentale. Nei locali del museo, in Via dell'Archeologia 74, è in corso in questi giorni la mostra "La Forza degli anni", che raccoglie una selezione di opere realizzate dagli artisti diversamente abili dei Laboratori d’Arte della Comunità di Sant’Egidiocimentatisi quest'anno con l'universo anziani. Le opere affrontano temi quali l’alleanza tra le generazioni, il valore della memoria e soprattutto propongono alternative all’istituzionalizzazione degli anziani, suggerendo di guardare alla fragilità (degli anni ma anche delle diverse condizioni di disabilità) come ad un valore prezioso da difendere. In questi giorni molti studenti stanno visitando la mostra e rimangono colpiti dalla profondità delle opere e dalle parole degli artisti. 

Dopo la visita alcuni ragazzi hanno scritto sul registro del museo: "Ognuno ha bisogno di essere ascoltato e questo è il posto giusto per sentirsi ascoltati" (Filomena) ; "Mai stati soli, mai lo saremo e mai lo sarete, questo posto ne è la prova" (Alice). 
All’incontro-dibattito di mercoledì 8 novembre "Invecchiare insieme in una città per tutti" sono state proposte soluzioni creative per pensare la vecchiaia in modo nuovo e vivere a casa propria come modello più umano e sostenibile. Venerdì 10 novembre alle ore 16.30 ci sarà la premiazione delle opere più votate alla presenza degli artisti, del professore Alessandro Zuccari dell’Università La Sapienza di Roma e dei rappresentanti del Municipio Roma VI.


Simona Silvestre

martedì 31 ottobre 2017

Date una famiglia a chi non ce l'ha. Dieci anni fa moriva don Oreste Benzi

«Date una famiglia a chi non ce l’ha», ripeteva don Oreste Benzi ai suoi amici della Comunità Papa Giovanni XXIII, da lui fondata quasi 50 anni fa. E oggi, a dieci anni dalla morte di don Oreste, si tiene a Rimini il convegno «Una vita per amare», in cui dialogheranno sull'eredità spirituale del prete romagnolo, amico dei poveri e delle schiave “vittime della tratta”, Giovanni Paolo Ramonda, Marco Impagliazzo, Matteo Truffelli, Mario Giro, Anna Maria Furlan, Lucia Bellaspiga e tanti altri.
Ricordando i 10 anni della morte di don Oreste, mi ha colpito questa frase, che diceva ripensando al '68, quando stava prendendo corpo quell'esperienza di fede e di servizio che sarebbe divenuta la Comunità Papa Giovanni XXIII: «Quanti giovani vecchi ho visto nella mia vita, incendiari al liceo, ma poi al primo salario, entrati nelle stanze del comando, tutti pompieri. Il loro dorso diventava flessibile, dove si poteva fare carriera. Perché? Perché la loro rivoluzione era contro, non per».
Ecco questo è stato don Oreste: un prete che ha sognato di cambiare il mondo con il Vangelo. Per questo la sua eredità non è invecchiata ed è ancora così preziosa.


mercoledì 18 ottobre 2017

Da profughi ad ambasciatori di conoscenza e pace

Questa è una notizia che metterà in fuga i profeti di sventura. Anzi probabilmente non riusciranno a leggerla per intero. 
Grazie alle borse di studio del progetto universitario STAR - students at risk -  8 ragazzi provenienti da paesi disagiati dell'Africa e dell'Asia, frequenteranno le facoltà scientifiche dell'Università di Brescia. Si tratta di tre siriani, arrivati in Italia coi corridoi umanitari, due etiopi, un gambiano, un nigeriano, un sudanese. Ma attenzione, nessun favoritismo o corsia preferenziale per loro! Infatti gli 8 neostudenti della Statale di Brescia hanno partecipato a una selezione, superata grazie alla loro preparazione. Per fare un esempio, il ragazzo del Gambia, il cui viaggio verso l'Italia è durato un anno e mezzo, studiava microbiologia e nei prossimi giorni inizierà il corso di Ingegneria. 
Non possiamo che lasciare la parola al rettore Maurizio Tira, che dando il benvenuto ai borsisti, ha lanciato un appello agli altri atenei e ai privati, perché sostengano il progetto e lo rendano un'eccellenza per la ricerca italiana: "Questi giovani - ha affermato - potranno diventare ambasciatori non solo di conoscenza, ma anche di pace".

martedì 10 ottobre 2017

Universitari e senza dimora adottano San Lorenzo

Roma non brilla per pulizia. Il suo fascino sta in altro e tutto il mondo ce lo invidia. Gli spazi verdi della Capitale, poi, famosi e fotografati su riviste e calendari, da qualche anno a questa parte, assomigliano più a selve incolte che a giardini pubblici. 
Senza stabilire se la responsabilità appartenga alla/e amministrazione/i, a cittadini distratti o a turisti irrispettosi - la verità come sempre sta nel mezzo -  c'è qualcuno che ha scelto di rimboccarsi le maniche. Nel vero senso della parola. Impugnando ramazze e secchi, gli universitari della Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con la presidenza del Municipio Roma II, promuovono sabato 14 ottobre, dalle 10 alle 12,30, la pulizia straordinaria dell'area della basilica di San Lorenzo e del Verano.
Ma a farla da protagonisti saranno anche alcuni amici senza dimora, che da qualche tempo hanno trovato un rifugio nelle vicinanze e che gli universitari di Sant'Egidio visitano regolarmente, portando panini, bevande calde e coperte. 
"Consigliamo un abbigliamento comodo e sportivo e vi aspettiamo numerosi per restituire bellezza e accoglienza a questo bellissimo quartiere", scrivono gli organizzatori su Facebook, invitando a "rendere più pulita e accogliente una zona spesso accusata di essere luogo di degrado e sporcizia".

Guarda il video su fanpage

lunedì 9 ottobre 2017

Bassetti: "I poveri sono il tesoro della Chiesa"

Intervenendo al convegno “Poveri e ultimi tesoro vivente della Chiesa”, il cardinale Gualtiero Bassetti ha ricordato che Papa Francesco, nel messaggio per la “Giornata mondiale dei poveri”, ha chiesto «alle comunità cristiane di impegnarsi, nella settimana che precede il 19 novembre, a creare “tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto” ai poveri». «Noi abbiamo iniziato addirittura con un mese di anticipo - ha osservato l'arcivescovo di Perugia - e questo non può che farmi piacere perché è un segno di grande sensibilità verso un tema così complesso ma anche così importante come la povertà».

Commentando la scelta del titolo del convegno, il presidente della CEI ha ricordato «la sapienza antica» del rapporto tra Chiesa e povertà, «una sapienza alla base della civiltà giudaico-cristiana». «Dice il salmista: “questo povero grida e il Signore lo ascolta” (Sal 34,7) - ha affermato il card. Bassetti - Da sempre la Chiesa ha aperto le sue orecchie e il suo cuore per poter ascoltare e accogliere queste grida. Inequivocabilmente, come ha scritto il Papa, uno dei primi segni con cui le comunità cristiane si sono presentate al mondo è stato dunque “il servizio ai poveri”. Un servizio che nelle prime comunità cristiane era riassumibile con una parola ancora oggi attualissima: “condivisione”». 
«Non sempre, però, i cristiani hanno vissuto in questo modo - ha evidenziato il presidente della CEI - e molto spesso nel corso della storia la divisione ha prevalso sulla condivisione e la mondanità sulla spiritualità. Lo Spirito Santo ha però saputo ispirare uomini e donne che su questo spirito di servizio ai poveri hanno fondato il loro carisma e lo hanno diffuso in tutto il mondo. Uno di questi è San Vincenzo de Paoli che si è fatto portavoce di “un umanesimo cristocentrico”: un umanesimo fattivo e concreto che riconosceva nell’umanità di Cristo quel “principio dinamico dell’azione missionaria”. D’altronde, come ha scritto il Papa nel messaggio per la giornata dei poveri, “se vogliamo incontrare realmente Cristo, è necessario che ne tocchiamo il corpo in quello piagato dei poveri”».

Leggi l'articolo completo sul convegno “Poveri e ultimi tesoro vivente della Chiesa”, organizzato dall'arcidiocesi di Perugia lo scorso 7 ottobre.

mercoledì 4 ottobre 2017

In un libro, l'incontro di Paolo VI con i rom

di Stefano Pasta 

Il 26 settembre 1965, giorno del suo compleanno, Paolo VI si reca a Pomezia per incontrare 3 mila rom e sinti giunti da ogni parte d'Europa. La pioggia a dirotto trasforma il campo in cui sono allestite tende e roulotte in un pantano e fa crollare l'altare prima della messa, il Papa è febbricitante. Eppure abbraccia contento i pellegrini e pronuncia un discorso storico: "Voi nella Chiesa non siete ai margini ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore"
E' una storica riconciliazione con gli zingari (le vicende ecclesiastiche non sono esenti da divieti e repressioni) che si colloca a poche settimane dalla conclusione del Concilio vaticano II e della scelta della Chiesa di essere davvero di tutti, ma particolarmente dei più poveri. Susanna Placidi della Comunità di Sant'Egidio ricostruisce genesi, svolgimento e sviluppi di quella "giornata memorabile". Nel farlo racconta anche dei religiosi, animatori dell'incontro, che in diversi paesi (in Italia, don Dino Torregiani, don Bruno Nicolini, don Mario Riboldi) vivono in quegli anni forme di "fraternità itinerante in roulotte", condividono la vita degli zingari facendosi il più possibile "come loro" e traducono la Bibbia unendo catechismo e alfabetizzazione. 

da "Jesus" - agosto 2017

lunedì 2 ottobre 2017

Asilo + Nonni = Bambini felici

Sarà che Paolo, mio figlio - 3 anni il prossimo novembre - all'asilo va molto volentieri.
Sarà che il suo asilo è davvero bellissimo.
Sarà che, dopo il sabato e la domenica passati a casa, stamattina non vedeva l'ora di arrivare.
Sarà tutto... Ma appena sono arrivato al cancello dell'asilo, ho visto questo cartellone e ho capito la sua impazienza. Oggi, 2 ottobre, è la Festa dei Nonni.
Asilo+Nonni = Bambini felici!
Ci vuol tanto a capirlo?

Aggiungiamo un posto a tavola


Martedì 3 ottobre torna la cena di beneficenza “Aggiungiamo un posto a tavola” presso la Trattoria degli Amici a Roma
L’iniziativa, giunta alla 13 edizione, è promossa - come ogni anno nel giorno o in prossimità della festa di san Francesco - dalla Comunità di Sant’Egidio con il patrocinio del Comune di Fondi e in collaborazione con aziende del territorio – M.O.F. – Mercato Ortofrutticolo di Fondi, Torpedino di Mariano di Vito, CONAD Superstore di Maurizio Marasca, Casearia Casabianca di Francesco D’Ausilio e Gennaro Pirozzi, Enoteca Masi di Maria Masi e Sandro Panella, Izzi Liquori di Riccardo Izzi – che forniranno gratuitamente la maggior parte dei prodotti che saranno utilizzati per la preparazione della cena.
Il ricavato della tredicesima edizione dell’iniziativa solidale andrà a sostenere la Mensa per i poveri della Comunità di Sant’Egidio. Infatti al termine della cena speciale – affidata alla fantasia culinaria di Enzo Simonelli del Ristorante Mblo’ di Fondi – non verrà presentato il conto ai commensali ma sarà richiesta un’offerta libera.

Per riservarsi un posto a sedere o interi tavoli è necessaria la prenotazione, telefonica o via mail: 06-5806033; info@trattoriadegliamici.org.

venerdì 25 agosto 2017

Catania: dalla memoria nasce l'accoglienza


Lo scorso 10 agosto a Catania commozione, silenzio e tanta gente davanti alla targa all'ingresso dello stabilimento Lido Verde di Catania, che ricorda il tragico naufragio di 4 anni fa, quando un barcone di migranti si arenò a poche centinaia di metri dalla costa provocando la morte di sei giovani egiziani. Da quel momento nacque la vocazione dei giovani catanesi all’accoglienza. Infatti furono proprio i giovani di Sant'Egidio ad accogliere chi arrivò vivo e porgere un fiore sui corpi di chi era “morto di speranza”. Sebastian Intelisano che ha introdotto il ricordo, ha voluto ribadire l’importanza della memoria per ogni società, spiegando come la memoria è una delle vette più alte di #tregiornisenzafrontiere, la manifestazione che dal 9 all'11 Agosto ha coinvolto oltre mille giovani.
 Il Vicesindaco di Catania, Marco Consoli, ha raccontato quanto questa città rimane umana davanti alle tragedie e continua ad accogliere, mentre Dario Monteforte, proprietario del Lido Verde, che nel 2013 chiuse lo stabilimento balneare in segno di lutto, ha mandato il suo messaggio di speranza ai giovani. A concludere Emiliano Abramo che ha voluto ripercorrere quel 10 Agosto 2013 citando le parole di don Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. E ha invitato a "svuotare il mare dall'odio e dall'indifferenza".


mercoledì 23 agosto 2017

L'accoglienza al Memoriale della Shoah

Dopo il racconto di Roberto Mahlab sulle "stelle cadenti", pubblicato lo scorso 21 agosto, torniamo a parlare del Memoriale della Shoah di Milano: un luogo che grazie alla collaborazione tra Sant'Egidio e la Comunità ebraica di Milano combatte l'indifferenza con l'accoglienza. Nel luogo dove durante la seconda guerra mondiale partivano i convogli per Auschwitz, trovano ospitalità circa 50 minori non accompagnati, giunti recentemente in Italia. L'edizione milanese de "La Repubblica" racconta la storia di uno degli ospiti del Memoriale della Shoah.

"La Repubblica", edizione di Milano – 21 agosto 2017
di Rita Dazzi

Dejen, dodici anni in cerca di un sogno
“Fatemi raggiungere la famiglia in Olanda”
 
E’ fuggito dall’Eritrea, da solo vagava in Centrale e ora è diventato la mascotte del rifugio al Memoriale della Shoah

Ha solo dodici anni e un sogno in testa, Dejen. Senza genitori e senza soldi, è scappato dal suo paese, l’Eritrea. Ha attraversato il deserto, la Libia, il mare, l’Italia, ed è arrivato a Milano. Alla stazione Centrale. E da qui voleva ripartire per andare in Olanda, dove vivono alcuni parenti. Non lo ferma nessuno. Dejen, dodici anni e il cuore pieno di paura. Da una settimana dorme al Memoriale della Shoah di via Ferrante Aporti, dove è in corso per il terzo anno consecutivo il progetto di accoglienza notturna gestita in collaborazione da comunità di Sant’Egidio, comunità ebraica, chiesa anglicana e diverse altre realtà con oltre 250 volontari che si danno il cambio. Ogni notte sono 50 posti letto e non ne resta mai libero uno, anzi, in diversi restano per strada, come spiega Stefano Pasta che per Sant’Egidio è uno dei coordinatori dell’iniziativa, grazie alla quale in un mese oltre mille persone sono state accolte per la notte. Chiuso l’hub comunale di via Sammartini, questo è l’unico ricovero al coperto nella zona della stazione rimasto a disposizione di chi viene vomitato fuori dal grande ventre della Centrale. Fra questi, tantissimi bambini: nove su dieci di quelli che ottengono il posto non hanno compiuto 18 anni. Sono “minori stranieri non accompagnati”, come li chiama la burocrazia, con la sigla “Msna”. Fra loro, la mascotte è proprio Dejen, il più piccolo fra i ragazzini che dormono al Memoriale, che sorge sopra al Binario 21.
Con le poche parole di inglese che conosce il bambino ha spiegato la sua storia ai volontari di Save the Children che operano al Memoriale. – La mia mamma e il mio papà sono scappati de anni fa. Sono andati in Arabia Saudita perché sono oppositori del regime che governa l’Eritrea. Mi hanno lasciato con una zia. Io per un po’ sono stato lì, sperando che loro tornassero, ma il tempo non passava mai, era infinito e loro non tornavano-, ha raccontato.
Da qui la decisione, presa come un adulto, di scappare dal Paese governato da 1993 dal dittatore Isaiah Afewerki. –fra poco compirò 13 anni, se fossi rimasto in Eritrea sarebbero venuti a prendermi per arruolarmi nell’esercito – spiega il piccolo ai mediatori – e dopo non avrei mai più rivisto i miei genitori. L’unica soluzione era andarmene -.

Solo la forza della disperazione può aver spinto questo ragazzino alto e magro, come lo sono spesso gli eritrei, a macinare chilometri e chilometri, per arrivare al barcone che dalla Libia lo ha portato a Lampedusa, un mese fa. Non si sa a chi si sia unito e dove sia finita la zia a cui era affidato. - Di certo alla stazione di Milano girava da solo. Di giorno al centro di Save the Children, di notte al Memoriale – racconta Stefano Pasta -. Aveva una ferita ad una gamba, chissà come procurata, e una brutta infezione. Lo abbiamo convinto ad andare all’ospedale, lo hanno trattenuto qualche giorno per curarlo. Ancora adesso sta prendendo l’antibiotico ma sta dormendo da noi, come altre decine di minori africani senza famiglia -. E’ l’estate dei bambini soli alla Stazione. Così tanti in questi ultimi mesi, che il Comune sta facendo molta fatica ad accoglierli tutti, nelle comunità protette, come chiede la legge. Nell’ultimo rapporto dell’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino si parla di 135mila migranti transitati e “accolti” anche solo per pochi giorni a Milano dall’ottobre 2013 al mese di luglio scorso. Di questi 25.273 sono minori senza famigliari, come Dejen. Di questi “bambini di guerra”, oggi 690 sono sotto tutela del Comune: 609 in comunità, 30 in affido e 51 nei “Cas”, centri d’accoglienza straordinaria. Anche Dejen è destinato a finire in una di queste strutture: - Abbiamo segnalato a Pronto intervento minori la sua situazione e aspettiamo che trovino un posto per lui – continua Pasta -. Siamo appena riusciti a far spostare in comunità altri sei ragazzini che abbiamo strappato alla strada. Qui stanno bene, ma è una sistemazione provvisoria, d’emergenza -. Chi vede Dejen tutti i giorni, racconta che il morale del bambino è buono e che la ferita alla gamba sta guarendo. Per Dejen poi si aprirà – lui lo spera, almeno – un altro capitolo. Quello della “relocation” che è il trasferimento legale e accompagnato dallo Stato in un Paese della Comunità Europea, nel suo caso l’Olanda, dove abitano i suoi parenti. Sono già 462 i migranti che a Milano hanno usufruito di questo “ricollocamento”, 172 solo nel mese di luglio. - Lui parla solo della sua famiglia, del suo sogno di arrivare nel paese dei tulipani per ricongiungersi con le sue radici. I suoi genitori, in Arabia Saudita, secondo le informazioni raccolte dalle Ong, stanno raccogliendo i soldi per completare il loro viaggio, raggiungendo anche loro l’Olanda. Dove potranno riabbracciare Dejen.

lunedì 21 agosto 2017

"Guarda, le stelle cadenti..."

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo racconto da Roberto Mahlab. L'autore, della Comunità Ebraica di Milano, partecipa al programma di accoglienza di oltre 40 minori non accompagnati da poco giunti in Italia, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio al Memoriale della Shoah, presso la Stazione Centrale di Milano.

"Guarda, le stelle cadenti..." 

"Sono bambini!", ho esclamato sorpreso rivolto verso l'amica antropologa Maryan Ismail che ho accompagnato al Memoriale della Shoà tre sere fa. Erano in fila, il primo era appoggiato allo stipite del portone dell'ingresso laterale a fianco del Memoriale, gli altri in fila appoggiati alla spalla di chi era di fronte. "E' un gesto che proviene dalla loro cultura, appoggiarsi l'un l'altro significa proteggersi l'un l'altro", mi ha spiegato Maryan. 

"Il primo ha tredici anni, l'età massima è di 17 anni, provengono dall'Eritrea, sono cattolici e cristiani copti, le famiglie li fanno scappare per evitare loro di essere arruolati a forza e a vita a qualsiasi età nelle milizie del tiranno del paese", è intervenuto uno dei responsabili, "alcuni hanno superato prove terribili, i genitori puniti dal regime, il commercio dei reni, le torture. Il buco nero è la Libia, l'imbarco finale dei disperati".

"Dunque ottengono l'asilo politico in Italia?", chiedo.

"Le autorità studiano ogni singolo caso a parte, il dettaglio legale è che non è ufficialmente una zona di guerra, all'inizio vengono considerati sotto il termine di 'profughi minori non accompagnati', una volta arrivati in Italia con i barconi vengono riconosciuti uno ad uno e poi inviati nelle diverse località del nostro paese prescelte per una prima accoglienza umanitaria e tra esse il Memoriale", le parole vengono coperte dal rimbombo del passaggio di un treno sui binari sopra il Memoriale. 

La Comunità di Sant'Egidio, la Fondazione del Memoriale e la Comunità ebraica di Milano, spronati dalle parole di incoraggiamento di Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoà, stanno gestendo questo impegno con fondi provenienti da privati, anche se con la collaborazione delle istituzioni locali. Prima che il portone si apra per l'ingresso dei ragazzi, i volontari preparano tavoli e sedie per la cena e le brande per la notte. Il centro è formato da piccole sale e alcuni corridoi staccati dal grosso del Memoriale, una specie di dependance che non disturba in alcun modo le attività diurne di ricevimento dei visitatori.

Arriva un furgone all'esterno da cui vengono scaricati grandi contenitori che contengono il cibo fresco preparato da un ente associato. Li prendono in consegna i volontari e li portano all'interno della piccola struttura.

"Quest'anno abbiamo già avuto cento volontari, mille in tutto l'anno scorso, sono settemila i profughi che abbiamo ospitato per brevi periodi in tre anni".

Si apre il portone e i volti dei ragazzini fanno capolino, silenziosi, la perfetta organizzazione li registra, utilizzando i dati riportati su un bigliettino di cui ogni ragazzo è fornito e poi lo invita ad accomodarsi ai tavoli su cui i volontari stanno posando la cena.
"Se non fossero accolti qui, dove mangerebbero e dormirebbero?" chiedo, "Non mangerebbero e dormirebbero per strada", è la risposta.

Mentre i ragazzi cominciano a sedersi con grande ordine ed educazione ai tavoli, Maryan mi porta a vedere il resto del centro, il corridoio con le brande per gli uomini, quello separato per le donne, le zone dei servizi che brillano di pulizia.

Quaranta ragazzi insieme farebbero rimbombare di grida e risate qualunque luogo, ma quei ragazzi sono silenziosi, a testa bassa consumano il cibo, affamati, un cibo buono, si nota che è fatto da persone che vogliono essere apprezzate, il pollo e il riso, i ragazzi annuiscono soddisfatti e alcuni si alzano per prendere delle pesche al bancone. 

Maryan viene chiamata fuori, mi dice di seguirla, c'è un'emergenza. Un signore di origine tunisina che risiede da anni a Milano ci porta verso una coppia a pochi metri dal portone ufficiale del Memoriale, ovviamente chiuso a quell'ora di sera. In piedi c'è una coppia di ragazzi, "vengono dal campo di Yarmuk, a Damasco, sono siriani-palestinesi". Il nome di quel luogo mi fa ricordare le notizie di terribili carneficine che ho letto qualche mese fa.  Sono marito e moglie, forse vent'anni ciascuno, lui protettivo e lei dolorante. Il medico arabo che visita e segue tutti gli ospiti del centro, ascolta il problema della ragazza, sono giorni che fa fatica a camminare a causa di una possibile infiammazione ai pedi, lo sforzo. Maryan e il medico e due altre persone di diversa origine si consultano e arrivano subito ad una decisione. I due ragazzi avranno una corsia preferenziale, mangeranno e dormiranno al centro e l'indomani si dovranno registrare presso le autorità. "Roberto è della comunità ebraica", Maryan mi presenta a tutti e tutti mi sorridono e mi tendono la mano con serenità.  I due ragazzi vengono portati dentro il centro. Tutto scorre con tale perfezione che il meccanismo sostituisce la percezione della tragedia in corso.

"I profughi arrivano ad ondate, questa dall'Eritrea, quella precedente era dalla Siria, famiglie intere con bambini", mi spiegano, "dalla Siria gli arrivi si sono ridotti per gli accordi internazionali in corso con la Turchia, i profughi rimangono in campi di paesi vicini alla Siria. Siamo attentissimi a seguire i profughi dal punto di arrivo dei treni in stazione per evitare che vengano presi di mira e diventino preda di personaggi furbi, noi li orientiamo affinché non accada".

"Avrei voluto ascoltare le loro storie ma sono solo ragazzi", dico a Maryan e ai responsabili, "Sì, sono bambini e ragazzi, ma ne hanno passate tante che un adulto non vede nella vita intera, alcuni hanno parenti in altri paesi d'Europa", mi spiegano. La prossima volta.

Non esiste questione a cui i preparatissimi responsabili di questo centro non sappiano rispondere e non esiste difficoltà che non sappiano gestire. Per i profughi dalle tirannie e dalla guerra, il Memoriale offre un punto di partenza per una vita diversa.

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"Guarda, le stelle cadenti..." diceva ieri sera un ragazzino ai suoi genitori allo Star Party che il nostro gruppo di astrofili ha organizzato in un planetario naturale alle porte di Milano, cinquecento persone a cui abbiamo mostrato con i nostri telescopi Giove, Saturno e la Luna. "Vorrei essere capace di fotografare una meteora e magari dedicarla ai ragazzi del Memoriale", ho detto ai miei amici sapendo che era quasi impossibile data la velocità degli oggetti e i cieli luminosi della metropoli. "Ciao Roberto, dammi la tua macchina fotografica e il cavalletto, te le riprendo io", la voce inattesa di un astronomo israeliano che poco dopo mi dice di esserci riuscito. Il desiderio è che un giorno diventati adulti e strappati all'indifferenza grazie al soccorso del Memoriale, i ragazzi diventino scienziati e ricercatori e creino strutture astronomiche e scientifiche nella libertà. E una sera saranno anche i loro figli a dire ai genitori :"Guarda, le stelle cadenti..."

sabato 12 agosto 2017

Frosinone: in vacanza con gli amici


Riceviamo da Paola Mignardi e volentieri pubblichiamo:

Nella bellissima cornice della Fonte di Fiuggi, la Comunità di Sant'Egidio di Frosinone ha 
trascorso un pomeriggio sereno in un clima familiare con gli amici della mensa, della stazione, gli anziani e i giovani per la pace.
Bastano poche ore in amicizia per trasformare l'estate di chi è solo in un momento di gioia. 
Tanti giochi, una ricca merenda, una passeggiata nel parco con il trenino, un gelato, balli, musica... e siamo amici tuoi!
La felicità dei bambini e ragazzi presenti è stata premiata coi giochi donati da un benefattore.
Al termine della giornata, sul pullman che li riportava a casa, tutti hanno raccontato la loro giornata di vacanza, esprimendo la speranza di ripeterla presto. Tutti hanno ricevuto qualcosa da questa "vacanza", anche le persone che non erano presenti, ma hanno voluto contribuire con generosità, come i dirigenti e il personale della Fonte Fiuggi che ci hanno accolto con simpatia.
La solidarietà ha tante mani, tanti occhi, tanti cuori, che aiutano a far crescere l'amicizia e a costruire il dialogo tra generazioni e culture diverse per un mondo più umano. 

lunedì 7 agosto 2017

Napoli, cocomero e amicizia per resistere al caldo e alla solitudine

Festa d'estate per i clochard di Napoli | VIDEO

Tradizionale appuntamento per i senza fissa dimora di Napoli quello della cocomerata d'estate organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio. Duecento "amici di strada" hanno affollato il piazzale della chiesa di San Severino e Sossio, a largo San Marcellino, per partecipare al pranzo offerto dai volontari. Bibite fresche, pasta, contorni, dolci e, ovviamente cocomero CONTINUA A LEGGERE E GUARDA IL VIDEO SU NAPOLI TODAY >> 

venerdì 4 agosto 2017

I “Giorni senza frontiere” dell’integrazione

Centinaia di giovani provenienti da tutta Italia saranno a Catania dal 9 all’11 agosto per #3GiorniSenzaFrontiere per «lasciare un’impronta di pace in una società che rischia di frammentarsi». Giunta alla quarta edizione, la manifestazione è organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio della Sicilia... CONTINUA A LEGGERE SUL CORRIERE SOCIALE >>

mercoledì 2 agosto 2017

A Santa Maria di Leuca per costruire un ponte nel Mediterraneo


Dal 10 al 14 agosto centinaia di giovani saranno a Santa Maria di Leuca per confrontarsi sulla pace, l'accoglienza ai migranti e la cooperazione. Cinque giorni di dialogo e preghiera, nell'estremo lembo del continente europeo, per guardare al futuro con speranza e costruire un ponte tra le due sponde del Mediterraneo.

Così scrivono gli organizzatori:

Attraversiamo un tempo difficile, in cui temi come il Dialogo Interreligioso, la Pace, l'Immigrazione, il ruolo dell'Europa verso i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo riempiono l'agenda politica ma appaiono distanti dalla vita delle persone. I continui riferimenti all'emergenza rischiano di spaventare e di alimentare facili populismi, finendo per spegnere i riflettori sull'importanza fondamentale dei diritti dell'uomo, sulla umanità necessaria, sulla dottrina sociale della Chiesa e sul futuro dei giovani.
Per questi motivi, proprio dai giovani arriva un contributo straordinario: si chiama "Carta di Leuca", un meeting nato spontaneamente e raccolto dal Parco Culturale "Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae" che, situato sulla punta estrema della Puglia, dell'Italia e dell'Europa immersa nel Mediterraneo, vive quotidianamente il proprio essere "ponte" tra i continenti, tra le culture, tra le genti e le fedi.
Ed ecco che centinaia di giovani, forti delle proprie diversità ma accomunati dal desiderio di "costruire ponti", intendono rispondere all'invito di Papa Francesco e riprendere le parole e la testimonianza di don Tonino Bello che - proprio qui nel Salento - continuano a fare luce come il faro di Leuca per i naviganti.
Il meeting "Carta di Leuca" si svolgerà dal 10 al 14 agosto: cinque giorni di "tavoli della convivialità" per confrontarsi sui temi che riguardano la pace, la fraternità e la cooperazione, al di là dei mari, dei muri e delle barriere, come ingredienti di futuro e di felicità.
Un evento che, edizione dopo edizione, diventa più ricco di proposte, con concerti organizzati dalla Fondazione "Notte della Taranta", momenti di svago, degustazioni tipiche, visite guidate, esperienze di ecoturismo e cicloturismo e, naturalmente, di mare.
E poi il gran finale, con la fiaccolata notturna di 11 km da percorrere a piedi, dalla tomba di don Tonino al Santuario di Santa Maria di Leuca, verso un'alba di pace, quando la proclamazione della "Carta" sul piazzale monumentale, benedetta da una Santa Messa celebrata dal Vescovo mons. Vito Angiuli, diventerà un appello di Pace che i giovani rivolgeranno ai potenti della Terra, per lanciare un nuovo forte appello per promuovere un Mediterraneo "porto di fraternità", chiedendo maggiore sensibilità verso la Custodia del Creato e il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
L’evento gode del partenariato della Conferenza Episcopale Italiana, dell’Agenzia Nazionale Giovani, di Focsiv, Comunità Sant'Egidio, Migrantes, Pax Christi, Caritas Italiana, Cofcooperative, Federculture, Centro Sportivo Italiano, Fondazione con il Sud, Banca Etica, Finetica, Regione Puglia e numerose altre autorevoli realtà capaci di proiezione internazionale.

Maggiori informazioni
www.camminidileuca.it
info@camminidileuca.it

martedì 1 agosto 2017

Povertà non è degrado

"La povertà non è un reato", scrive Andrea Riccardi su Huffington Post, commentando la sentenza della Corte di Cassazione che, pochi giorni fa, ha assolto un senza dimora palermitano accusato di vivere per la strada e di rovinare così il decoro urbano. 
Sembra una sentenza ovvia. Eppure è importante e fa giustizia - è il caso di dirlo - di tante accuse assurde contro i poveri. Infatti troppo spesso si confonde la povertà con il degrado e si colpevolizzano i poveri della loro indigenza, come ha raccontato questo blog in varie occasioni. Il decoro di una città non deriva dalla presenza dei senza dimora. Anzi, come ha ricordato più volte papa Francesco, la qualità di vita di una città si misura dal modo in cui sono trattati i suoi abitanti più poveri. Tutti, dalle istituzioni ai cittadini, sono chiamati a trovare soluzioni umane che assicurino accoglienza a chi non ha casa e vive ai margini delle nostre città. 
La povertà - conclude Riccardi - "è una domanda aperta, una ferita da sanare nella nostra società. Anche d'estate, quando la solitudine e l'isolamento sociale, specialmente nelle grandi città, possono fare male quanto il freddo dell'inverno".

giovedì 27 luglio 2017

Ve la ricordate Gilda? Un anno fa viveva per la strada...


La storia di Gilda è una di quelle che, malgrado tutto, si definiscono a lieto fine.
Dopo anni trascorsi per la strada, a ripararsi dal freddo nella sala d'aspetto di una stazione o dentro un camper, un anno fa Gilda ha ritrovato una casa. Una casa vera, riscaldata in inverno e riempita dall'amore dei figli e dei parenti che dopo tanto tempo ha ritrovato. Una casa dove invitare a pranzo i giovani amici universitari della Comunità di Sant'Egidio, che in questi anni l'hanno aiutata, soprattutto dopo la morte dell'amato marito Mimmo. 
Alcuni mesi di lavoro e il sostegno indispensabile di tanti benefattori ed il sogno si è realizzato: una casa completamente ristrutturata e l'arredamento scelto con cura. Adesso Gilda è una brava casalinga, ha ritrovato il sorriso... e se la sera esce con gli amici, prima va dal parrucchiere e si trucca.

lunedì 10 aprile 2017

Le Palme nell'ospedale dei trapianti di Genova

di Sandro Secchi

Ieri abbiamo fatto la benedizione delle Palme nel reparto di trapianto di midollo all'Ospedale San Martino di Genova. Sono 18 camere con altrettante persone. Per ogni trapianto una speranza di guarigione ed un rischio di morte. Un luogo di dolore, tanto, e di paura. 
È stato un momento molto bello e commovente, anche impegnativo, ci siamo promessi insieme di pregare per le persone in maggiore difficoltà, perché nessuno è così debole o in difficoltà da non potersi preoccupare e pregare per altri più in difficoltà. I rametti di ulivo erano stati preparati, e imbustati insieme a un'immagine dell'Ingresso di Gesù a Gerusalemme, dagli amici di Rapallo. Ad aiutarci nella distribuzione alcuni medici del reparto, infermieri e il personale delle pulizie.
Abbiamo dato le palme a tutti e con alcuni ci siamo fermati a parlare, in particolare con Luigi, un signore sui 65 anni che sta per fare il trapianto, in piedi sulla porta della camera, accanto a sua moglie; poi con Romano, in procinto di uscire dopo più di un mese di ricovero; con Biagio, affetto da una forma estremamente acuta e che per quattro mesi ha lottato per poter arrivare al trapianto, ma in questi giorni, a trapianto fatto, spesso ha la febbre alta e il midollo nuovo ancora non è partito. 
La cosa terribile di questa malattia, oltre la gravità, è il protrarsi per tanto tempo di condizioni estremamente debilitanti, che necessitano di mille attenzioni, pratiche molto invasive e una grande prostrazione fisica e mentale. Quale sarà il mio futuro? E' la domanda costante di chi, nonostante la malattia, non smette di sperare nella vita. 

martedì 28 marzo 2017

L'abbraccio tra anziani e immigrati a Napoli


di Bianca Frattini

Il 21 marzo era la Giornata mondiale per l'eliminazione delle discriminazioni razziali. A Napoli un gruppo di anziani e migranti del centralissimo quartiere San Lorenzo ha scelto la sede del programma "Viva gli Anziani" per lanciare un messaggio forte contro il razzismo e in favore dell'amicizia tra i popoli e l'integrazione.
Attenzione e commozione hanno accompagnato le parole di Omar, 19 anni, originario del Gambia, che ha raccontato il suo lungo e pericoloso viaggio dall'Africa, attraverso il deserto del Sahara e il Mar Mediterraneo. “Quando ho visto quella barca vecchia e piccolissima, non volevo proprio salirci: noi eravamo più di 120 persone - ha detto Omar - ho avuto tanta paura di morire. Sono scappato dal mio paese, dove c’è la dittatura e tanta violenza. Volevo studiare, per questo ho deciso di venire in Europa”. Omar oggi racconta a tanti studenti napoletani la sua storia e, insieme ad altri giovani italiani e immigrati, porta cibo e amicizia a chi vive per strada. “E’ la prima volta che incontro gli anziani e ne sono felice”, ha concluso. 
Dopo Omar, è intervenuto Rasul, nato in Iran 68 anni fa e approdato a Napoli col sogno di iniziare una nuova vita ed oggi volontario: “Non è stato facile, ma ora voglio aiutare chi è più debole di me”. 
L'esperienza dell'emigrazione accomuna, più di quanto si pensi, giovani nuovi europei e anziani italiani. Maria Grazia, 80 anni, ha raccontato di come dopo la seconda guerra mondiale, appena sposata, è partita con il marito per cercare lavoro in Inghilterra “Volevamo un futuro migliore - ha detto -, perché a Napoli non potevamo fare nulla. Ho avuto tante difficoltà durante il viaggio: in treno non c'era posto, eravamo uno sopra all'altro... e in nave, non ne parliamo! A Londra non capivo la lingua, mi trattavano male perché ero italiana”. Rivolta a Omar ha detto “Anche io sono dovuta andare lontano per cercare un futuro migliore. Per questo vi capisco e per questo dico: Noi vi vogliamo bene!”. Dario e Alessandra piccoli nati in Italia, le loro madri vengono dalla Bulgaria, hanno cantato e ballato insieme ai nuovi amici anziani. La festa si è conclusa con gli auguri a Peppino ed Antonio per il loro compleanno. Una torta a forma di libro a significare le pagine di storia vissute e ancora da scrivere con "Viva gli Anziani". Una Napoli così è più bella. La bellezza del vivere insieme.

mercoledì 22 marzo 2017

Insinna: "Noi a Sant'Egidio ci chiamiamo amici"


"L'Italia è malata di solitudine e indifferenza; l'unica vera cura è l'amicizia. Noi a Sant'Egidio ci chiamiamo amici". Con queste parole Flavio Insinna ha spiegato il senso del suo impegno a favore dei più poveri nella trasmissione "Carta Bianca" su Raitre.
L'attore e presentatore romano, oltre ad animare feste con i detenuti e varie iniziative di solidarietà, non manca mai al pranzo di Natale di Sant'Egidio. Lo scorso anno, come ha raccontato, ci ha portato tutta la famiglia. "E' stato un Natale meraviglioso: al tavolo c'erano venti etnie diverse, perché la vera emergenza è la guerra. Certo fa male vedere tanti italiani che sono diventati poveri, padri separati che dormono in macchina e si arrangiano con qualche lavoretto". Di fronte alle vecchie e nuove povertà, Insinna ha un sogno: "Un paese che si gira a guardare chi cammina più lentamente". 

Grazie, Flavio, per questa bella lezione di umanità!

martedì 21 marzo 2017

Trattoria degli Amici: a tavola con la simpatia


Nel cuore di Trastevere, in piazza Sant'Egidio, c'è un locale speciale: la Trattoria degli Amici. Da alcuni anni, vi lavorano persone con disabilità, come Maurizio, il sommelier astemio che è in grado di consigliare il perfetto abbinamento dei vini con le pietanze sfornate dalla cucina, e come Gianluca, giovane cameriere con sindrome di Down, che si è preparato al lavoro di "commis di sala" frequentando un accurato corso di formazione. Gianluca ha un sorriso e una simpatia che conquistano e non gli manca lo spirito di iniziativa. Quando ha incontrato papa Francesco, non ci ha pensato due volte: ha tirato fuori un biglietto da visita della Trattoria degli Amici e ha invitato a pranzo il Papa... Nel servizio del TG2, andato in onda il 21 febbraio, Gianluca dice anche il menù che consiglierebbe a papa Francesco!

Guarda il servizio del TG2 Lavori in Corso"

mercoledì 8 marzo 2017

Auguri a Assuntina, a Giulia e a #tutteledonne


Oggi, per fare gli auguri a #tutteledonne, raccontiamo una storia che inizia quasi per caso, con un breve incontro nei vicoli di Napoli. 

Assuntina è lì, appoggiata alla “finestra” - se così si può chiamare - del suo “basso”. Un basso stretto, con poca luce, dove d'inverno si gela e d'estate si “soffoca dal caldo”, come dice lei. Ma non basta. Il basso affaccia in un vicolo altrettanto angusto, privo del rumore e della vivacità di altre stradine di Napoli. Per Assuntina quel silenzio surreale è un incubo: si sente sola, anzi per la verità è sola, anche fisicamente. 
Ma un giorno, in cui come tanti sta affacciata come in attesa di qualcosa o di qualcuno, da lontano arriva una ragazza. Ma che ci fa una ragazza sola in un postaccio come quello? Dove andrà?
Assuntina sgrana gli occhi quando vede che Giulia le si avvicina. “Come sta? Sono della Comunità di Sant’Egidio. Ha bisogno di qualcosa?”. E' iniziata così, due anni fa, l'amicizia tra Giulia e Assuntina, che adesso non è più da sola. Anzi da quando Giulia ha iniziato a frequentare la sua casa, sembra che il quartiere si sia accorto di Assuntina. Il salumiere le fa portare ogni giorno la spesa a casa; il farmacista passa una volta alla settimana con le medicine per il diabete; e poi un viavai continuo di visite di giovani amici.
La settimana scorsa è stato “il massimo”. Giulia si è ricordata che Assuntina compiva 86 anni e le ha portato dei fiori. Dovevate sentirla che gridava a tutto il quartiere. “A me, proprio a me! Si è ricordata del mio compleanno”. E poi una piccola festa con la torta e le candeline con una decina di vicini e amici accanto. Che giornata e che canti... il vicolo è diventato il più rumoroso del rione!


lunedì 6 marzo 2017

Rom, le maestre di Genova contro lo sgombero dei loro alunni


Non se lo sono dette due volte. Appena è circolata la notizia dello sgombero imminente del campo rom del quartiere Cornigliano, a Genova, le maestre della scuola elementare si sono mobilitate. 
Prima hanno scritto una lettera al sindaco e al prefetto di Genova, per porre una domanda molto semplice: "Quando si sgombera un campo rom, che fine fanno i bambini che si erano integrati nel quartiere frequentando la nostra scuola?"
E stamattina hanno manifestato per opporsi con forza a uno sgombero senza alternative e per ribadire che le istituzioni devono tutelare il diritto dei bambini a studiare.
La lettera delle insegnanti dell'Istituto Comprensivo di Cornigliano ha riscosso l'adesione di tanti genovesi e ha avuto larga eco anche sulla stampa. Il quotidiano "Il Secolo XIX" l'ha pubblicata per intero. Lo facciamo anche noi: 
«Da tempo le scuole di Cornigliano accolgono bambini del campo rom sito dietro Villa Bombrini e tante insegnanti si sono recate negli anni in quel luogo spesso dimenticato. L’8 febbraio scorso un gruppo di maestre della scuola Ferrero di Cornigliano accompagnate dalle volontarie della scuola della pace della Comunità di Sant’Egidio sono andate in quel campo rom… il campo “abusivo”.Una ventina di roulotte dismesse, abiti stesi ad asciugare, lamiere e tanti esseri umani...
Uomini, donne, anziani ma soprattutto tanti bambini e bambine della scuola che ci hanno preso la mano e ci hanno letteralmente trascinato nella “loro casa” per farci stare al caldo, per raccontarci qualcosa. In quell’occasione abbiamo appreso che presto quel campo sarebbe stato sgomberato. Sgomberato perché abusivo, perché scomodo, malvisto, additato, sporco, perché rom....
Ma quando si sgombera un campo rom, che fine fanno i bambini che si erano integrati nel quartiere frequentando la nostra scuola? Tutto l’investimento educativo di noi insegnanti dove va a finire? E quello dei loro genitori che si sono impegnati a mandarceli tutti i giorni mostrando di rispettare le regole dello Stato e di sognare un futuro diverso almeno per i loro figli? Allontanandoli con la forza dal campo senza offrire alternativa alcuna “umanamente accettabile” semplicemente significa distruggere tutto il rapporto di fiducia costruito in anni. Significa abbandonare quei bambini che continuando a frequentare la scuola avrebbero potuto avere un futuro diverso ed ora sono condannati ad un destino già segnato e senza nessuna possibilità di riscatto.
Quali saranno i pensieri dei “nostri” bambini? Che cosa proveranno nei confronti delle Istituzioni che li hanno sgomberati ossia allontanati dalle loro maestre/i, professori/professoresse, dai loro compagni, dalla loro scuola? Come si sentiranno nella nuova condizione di “senzatetto”?...
“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto”.(Jean Piaget)».