lunedì 30 maggio 2016

L'abbraccio delle “grandma” al CIE di Ponte Galeria

Nelle foto si vedono volti sorridenti e occhi che a stento trattengono le lacrime. Per le ragazze del CIE di Ponte Galeria, la visita delle "grandma" (grandmothers), ossia le nonne di Fiumicino, è stata davvero una festa.
Per chi non lo sapesse, il CIE - acronimo che sta per Centro di Identificazione ed Espulsione - è il luogo dove vengono trattenuti in attesa del rimpatrio gli stranieri sorpresi senza i documenti in regola... quelli che, con una parola di cui si abusa, vengono chiamati "clandestini", rivelando tutto il disprezzo e l'incapacità di integrare delle nostre società europee.
Certo, finora a nessuno era venuto in mente che tra "clandestine" e "grandma" potesse scoccare la scintilla di un'amicizia. Eppure è accaduto, nella sorpresa degli stessi volontari di Sant'Egidio che ogni settimana visitano le anziane, le aiutano nelle loro necessità quotidiane e le hanno accompagnate al CIE, che si trova a pochi chilometri da casa loro a Fiumicino. Nel reparto femminile del CIE di Ponte Galeria sono ospitate cinesi, marocchine, latinoamericane e soprattutto giovani nigeriane, giunte in Italia dopo il viaggio attraverso il deserto e il Mediterraneo. Lo ha raccontato, nella commozione generale, Jennifer: "Quando camminiamo in strada la gente ci guarda male, ma non immagina quello che abbiamo passato nel deserto. A mezzogiorno per il caldo pregavamo che venisse la notte perché il sole e la sabbia bruciavano il viso". 
Nonostante le difficoltà oggettive di comunicazione, gli abbracci, i sorrisi e gli sguardi hanno permesso l'incontro. Con gesti di attenzione da parte delle ragazze preoccupate di sostenere le anziane con il deambulatore, a loro volta commosse nel vedere giovani così belle e indifese, costrette a vivere dietro a grosse grate di ferro... come fossero delinquenti.
"Ci dovrebbero venire tutti a vederle da vicino, perché la televisione le offende chiamandole 'clandestine'. Mica hanno fatto qualcosa di male!", ha detto una signora, che appena uscita dal CIE ha promesso alle amiche di spegnere la TV quando sentirà la parola "clandestini". E un'altra ha detto: 
"Nessuno vi capisce meglio di noi. Noi sappiamo cos'è la guerra e cos'è la fame. Non vi dimenticheremo e ogni giorno pregheremo per voi". 
Molti lo hanno dimenticato o semplicemente non lo sanno. A Fiumicino tra il '43 e il '44 c'erano i bombardamenti, i rallestramenti e tanti italiani profughi... Un consiglio: andate a trovare le "grandma": ve lo raccontano loro cosa succedeva in Italia settant'anni fa.

martedì 17 maggio 2016

"Per me la scuola è la vita", parola di maestra

Tor Sapienza, una delle tante periferie di Roma, con tanti problemi e poche soluzioni, se non il lavoro tenace di chi non si rassegna a una città disgregata e a volte disumana. Tra queste persone c'è Maria Cristina Di Penta, maestra elementare con trent'anni di esperienza e tante battaglie di integrazione alle spalle. 
Alle telecamere del TGR Lazio la maestra della Emily Dickinson dice: "Per me la scuola è la vita! A Tor Sapienza ci sono tanti bambini stranieri: africani, asiatici, latinoamericani. Per tutti la sfida è l'integrazione". La scuola Dickinson ha aperto le sue porte anche ai bambini rom, che vivono in alcuni campi del quartiere e che inizialmente non frequentavano con assiduità le lezioni. 
"Da quando è intervenuta la Comunità di Sant'Egidio - osserva la maestra Maria Cristina - le cose sono cambiate". Infatti grazie al progetto "Diritto alla scuola, diritto al futuro", centinaia di bambini rom - oltre 50 sono nel Lazio - ricevono una borsa di studio che permette loro di continuare con profitto il loro percorso scolastico. Inizialmente erano solo alla scuola primaria, ma adesso anche alla secondaria di primo e secondo grado. 
E a ripensare ad uno dei bambini rom, che ha visto crescere e che ha aiutato ad integrarsi, la maestra Maria Cristina si commuove. Perché per lei la scuola è la vita.

lunedì 16 maggio 2016

Auguri a Kudus e Maria, amiche del cuore!

E' passato un mese dal loro arrivo a Roma con l'aereo di papa Francesco. Da quel 16 aprile, la vita delle tre famiglie siriane, ospiti del Vaticano, è completamente cambiata, come hanno scritto e detto i mass media di tutto il mondo, che si sono precipitati a Roma per incontrarle e intervistarle.
I dodici rifugiati siriani, 6 adulti e 6 bambini, trascorrono il loro tempo tra le aule della scuola di italiano della Comunità di Sant'Egidio e qualche passeggiata a Trastevere e nel centro di Roma. Nel loro primo mese italiano, hanno anche visitato la Reggia di Caserta insieme a 700 alunni della Scuola di lingua e cultura italiana di Sant'Egidio, per iniziare a assaporare la storia, l'arte e la cultura del paese che li accoglie.
Anche i bambini non si annoiano: quasi tutti hanno iniziato a frequentare la scuola: chi l'asilo, chi le medie. Si sa, ai bambini non va di perder tempo. Così Kudus, iscritta in prima elementare in una scuola di Trastevere, ha festeggiato il suo compleanno a Villa Pamphili insieme alla sua amica del cuore, Maria, che frequenta la sua stessa scuola ed è nata pochi giorni dopo. E' un luogo comune ricordare che i bambini fanno subito amicizia? Anche se non parlano la stessa lingua, si capiscono a gesti, sguardi e sorrisi. E si intendono, anche se la loro esperienza della vita è completamente diversa. Perché Maria, a differenza di Kudus, non ha conosciuto la guerra, i campi profughi, il viaggio disperato su un gommone verso l'Europa.
Un suggerimento agli esperti che vanno in TV a spiegare che l'integrazione è difficile, costosa o addirittura pericolosa: l'anno prossimo, invece di andare solo in TV, venite a Villa Pamphili alla festa di Kudus e Maria. Fa anche bene alla salute...




mercoledì 11 maggio 2016

Clotilde, 87 anni: "Ci servono parole per amare"

"Ci servono parole per amare" è il titolo del pomeriggio di festa e cultura che sabato 7 maggio ha raccolto un popolo di anziani dei quartieri e degli istituti, bambini e giovani, con tanti amici della Comunità di Sant'Egidio, per ascoltare le poesie di Clotilde Morelli, 87 anni, che in uno di questi istituti vive. La voce dell'attrice Gianna Coletti, l'intervento del poeta Stefano Raimondi, brani musicali eseguiti al pianoforte e arpa hanno accompagnato l'ascolto delle poesie. Poesie sulla fede, sulla fatica della vecchiaia e sulla solitudine che si può sperimentare nella vita. Parole che la Comunità ha voluto raccogliere per rispondere con il calore dell'amicizia: per dire che tutti gli anziani nascondono un tesoro di ricordi e sentimenti, che non vogliamo lasciar cadere nel vuoto ma ascoltare, custodire e trasformare in una forza di bene da spendere per tutti. Insieme alla Comunità ha raccolto questo invito monsignor Giuseppe Merisi, Vescovo emerito di Lodi, che ha lodato l'impegno della Comunità a fianco degli anziani e la capacità di Clotilde di rendere nella poesia l'invocazione a Dio.

Maria Luisa Cito




domenica 8 maggio 2016

Auguri alle mamme arrivate in Italia con i corridoi umanitari!

Zarifa, Ruba, Souzan: sono tre donne siriane, che hanno conosciuto l'orrore della guerra e l'amarezza di chi è costretto ad abbandonare la sua terra.  
Sono tre madri, che hanno lottato per garantire un futuro ai loro figli, nei campi profughi del Libano.
Grazie ai corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio, della Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane e della Tavola Valdese, il 3 maggio sono arrivate in tutta sicurezza in Italia. 
Per Zarifa, Ruba, Souzan e per i loro figli, è iniziata una nuova vita nella pace.
Auguri a voi, bellissime mamme dei corridoi umanitari!



venerdì 6 maggio 2016

Con Flavio Insinna al Carcere Femminile di Rebibbia

Grande Festa al Carcere Femminile di Rebibbia con la visita di Flavio Insinna, accompagnato dal maestro Angelo Nigro. L’iniziativa, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio in occasione della conclusione del tempo di Pasqua, con la celebrazione della Pasqua Ortodossa il primo maggio, ha coinvolto più di 130 donne detenute, il personale penitenziario, numerosi volontari, alcune religiose missionarie del Pime e un gruppo di anziani del Tiburtino che durante tutto l’anno prepara vestiti per le detenute più sole. Prima della festa nel reparto Cellulare, Insinna ha potuto visitare le donne detenute del reparto Infermeria e le mamme e i bimbi del Nido dove ha ricevuto una accoglienza entusiasta. "Flavio, tutte le sere vedo il tuo programma prima di andare a dormire", gli ha confidato una donna anziana, mentre tutte si avvicinavano chiedendo autografi e dediche per i figli e i familiari. 
La Comunità di Sant’Egidio per l’occasione ha regalato a ciascuna un uovo di pasqua dipinto a mano da una artigiana ucraina, simbolo della Resurrezione e della rinascita nella tradizione ortodossa, una buona merenda pasquale e un kit completo per l’igiene personale. 
Alla fine dello spettacolo Insinna, commosso per l’accoglienza ricevuta, ha voluto lasciare un messaggio di speranza: "Non date ascolto a chi vi dice che non è possibile cambiare, a chi dice ‘tanto non ce la puoi fare’, andate avanti con determinazione verso i migliori anni della vostra vita"

giovedì 5 maggio 2016

Mimmo, il miracolo dell'amicizia

Buon viaggio, Mimmo caro, e buon rientro alla casa del Signore.
Nel tuo volo leggero con gli angeli le nostre mani ti terranno legato a noi per sempre. A noi che ti abbiamo voluto bene veramente.
Sei tutto nostro, nel ricordo di un amore che non può morire. Sei nostro nel profumo della nostra amicizia che rimarrà nell'aria.
Un’amicizia che non ha mai chiesto niente eppure ha avuto tutto. Un’amicizia intessuta nelle trame di vite diverse eppure, alla fine, così vicine. Un’amicizia nutrita dalle chiacchierate serali davanti a quel camper conquistato dopo tante fatiche. Un’amicizia di pranzi e cene e abbuffate sempre oltre i limiti di ciò che ti volevamo consentire. Un’amicizia di giri pazzi tra un ospedale e un CAF per la pensione. Un’amicizia colorata dai sorrisi dei giovani a cui hai fatto gioire il cuore.
Con le tue storie rocambolesche, i racconti di gioventù, le imprecazioni sonore…
Un’amicizia che ha vinto le ansie e il terrore per lo sventato sgombero delle roulotte.
Un’amicizia che ha visto i tuoi guai e le preoccupazioni per la tua salute.
Un’amicizia che non ha sentito il freddo delle sere umide d’inverno o l’afa di quelle torride d’estate, sempre lì davanti o dentro al camper in cui amavamo condividere con te l’intimità di quella che tu chiamavi casa.
Un’amicizia che ha regalato euforia e senso di protezione a entrambe le parti.
Un’amicizia che ci ha portati e tenuti in ospedale da te e con te questi ultimi giorni, fino alla fine della tua travagliata e meravigliosa esistenza.
Un’amicizia che ci ha fatto sentire stritolato il cuore alla notizia della tua dipartita.
Gli occhi adesso sono gremiti di lacrime che sanno di sofferenza e di immensa dolcezza. La dolcezza della tua immagine sorridente e di quell'espressione beffarda che non se ne va dalla mente. La dolcezza dei tuoi sguardi da nonno affettuoso. La dolcezza di tutto quello che ci siamo detti e di tutto quello che non abbiamo fatto in tempo a confessarti. La dolcezza dei nostri abbracci. La dolcezza di quello che abbiamo creato, negli anni, insieme.
Grazie alla Comunità che ci ha permesso di incontrare una persona come te e grazie a te, Mimmo, di cuore.

Siamo stati con Mimmo, con Gilda, con la sua famiglia ritrovata che ha capito che l'affetto e l'amore sanno riconciliare e farci voler bene. 
Mimmo stava male; il cuore non funzionava più ma ha voluto lottare per la voglia di vivere.
A Mimmo serviva un miracolo per guarire.
Lo abbiamo chiesto quel miracolo, fino all'ultimo, affidandoci sempre al Signore e pregando insieme, uniti, vicini.
Il miracolo non lo ha guarito dalla sua malattia ed è salito al cielo.
Ma leggendo le memorie di chi lo ha conosciuto o anche solo incontrato, guardando le foto dei momenti insieme, appare evidente che il miracolo c'è stato eccome nella sua vita. 
E anche nella vita di noi che lo abbiamo conosciuto e gli volevamo bene. E' il miracolo che lega fraternamente due realtà. Quello di chi ha ricevuto tanto dalla vita e chi molto poco, quello dei giovani e dei poveri senza dimora. Due realtà del mondo che si incontrano, insieme allo stesso tavolo imbandito a festa, o il giovedì sera per fare quattro chiacchiere, ridere e scherzare davanti a un camper o una dimora di fortuna. Il miracolo dell'amicizia che va oltre la durezza della vita e oltre la morte, che per anni ha unito e continuerà ad unire queste due realtà in in una sola, preziosissima e bellissima. Una realtà che dà un volto migliore al mondo. Grazie Mimmo, per questo miracolo.

Sto pregando tanto per Mimmo e per voi, non sai quanto vi sono vicina! Dobbiamo salutare Mimmo col sorriso, perché lui amava la Comunità, amava ciascuno di noi, ci faceva sorridere con le sue storie perché eravamo in cima alla sua lista per condividere la sua vita, noi aiutavamo lui perché lui aiutava la nostra vita col suo panzone e il suo buonumore, ed anche col suo broncio e le sue lamentele, ed era uno dei nostri migliori amici. Per me è stato un onore e un privilegio! 

Maria Laura Perrone - Matteo Cavicchioli - Elena Triolo.
Foto di Marco Provvisionato e Matteo Natalucci