mercoledì 27 gennaio 2016

Ortodossi e cattolici uniti dal Vangelo e dall'amore per i poveri

Si è da poco conclusa la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Il 25 gennaio, alla celebrazione con i rappresentanti ecumenici nella basilica di San Paolo fuori le Mura, papa Francesco ha detto: "Per capirsi e crescere nella carità e nella verità, occorre fermarsi, accogliersi e ascoltarsi. L'unità si fa nel cammino, non è mai ferma. L'unità si fa camminando".
Cosa significa camminare insieme tra cristiani di diverse confessioni lo mostra la storia di Eugenia e Michela, ortodosse, che aiutano come volontarie nel centro "Genti di pace" della Comunità di Sant'Egidio insieme a tanti cattolici. 
"La Comunità di Sant'Egidio è una famiglia unita dal Vangelo: per i cattolici e per gli ortodossi il Vangelo è lo stesso", dice Eugenia. E Michela, sposata con un italiano cattolico, aggiunge: "Ci unisce l'amore per i poveri. Così sparisce la categoria 'cattolico' o 'ortodosso'. Io sono cristiana perché metto in atto la misericordia di Dio".

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lunedì 25 gennaio 2016

La rivincita della storia


C'è scritto INDIFFERENZA all'ingresso del Binario 21, il Memoriale della Shoah nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano. Una parola che Liliana Segre, deportata a soli tredici anni ad Auschwitz e sopravvissuta, aveva scelto per descrivere ciò che era avvenuto tra il '43 e il '45, quando da quei binari partirono verso i campi di sterminio centinaia di ebrei. 
Per rispondere al monito di Liliana Segre e come per prendersi la rivincita sulla storia di morte evocata da quel luogo, il Memoriale della Shoah ha aperto le sue porte ai migranti in transito verso il Nord Europa. Cinquemila i bambini, le donne, gli uomini, accolti anche solo per poche ore da volontari di tutte le religioni tra i mesi di giugno e novembre scorsi.
Lo raccontano nel servizio del TGR Lombardia Roberto Jarach, vicepresidente del Memoriale della Shoah, e Stefano Pasta, della Comunità di Sant'Egidio.


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venerdì 22 gennaio 2016

Aiutare gli altri è contagioso. La storia di Dino Impagliazzo


"Mi va di aiutare gli altri con quello che so fare". "E' eccezionale! Uno si realizza e oltre aiutare il prossimo, aiuta anche se stesso". "E' bello il contatto con le persone: parlarci e sentire le loro storie". Sono alcune delle voci dei volontari dell'associazione RomAmoR Onlus, raccolte dai microfoni di TV2000. 

Quattro sere a settimana 350 volontari, a turno, portano da mangiare a oltre 200 persone nelle stazioni Ostiense e Tuscolana. Il tutto è realizzato con mezzi poveri, anzi con gli "scarti" e gli "avanzi" donati da panifici, supermercati, negozi di alimentari, banchi di frutta e verdura. Questi alimenti in eccedenza o rimasti invenduti, che altrimenti finirebbero tra i rifiuti, si aggiungono al cibo messo a disposizione dalla Comunità di Sant'Egidio e dal Banco Alimentare e vengono trasformati in pasti caldi e panini nella cucina della parrocchia SS. Corpo e Sangue di Cristo di via Narni. 

Questa grande catena di solidarietà ha preso avvio dallo spirito di iniziativa di Dino Impagliazzo, un pensionato romano di 85 anni, che nove anni fa iniziò a portare dei panini ai senza dimora della Stazione Tuscolana. Poi iniziò a coinvolgere vicini di casa e amici... E ora che il numero dei volontari ha raggiunto le 350 persone, Dino definisce "diffusiva" questa iniziativa e aggiunge: "Ci sono più persone di quante immaginiamo disposte a dedicarsi agli altri". E' proprio vero: aiutare gli altri è contagioso. 






venerdì 8 gennaio 2016

Quando la lezione la danno i bambini

Alla mail gliamicideipoveri@gmail.com sono arrivate alcune foto e il racconto di una visita speciale, compiuta dai bambini di una scuola elementare di Monte Mario, a Roma. Grazie e complimenti... ci date una bella lezione!

UNITI IN NOME DELLA SOLIDARIETÁ

Lo scorso 15 dicembre, noi bambini della classe IV B della scuola primaria di via Bellingeri, abbiamo visitato la sede della Comunità di Sant'Egidio a Primavalle. Tutti siamo stati felici di portare dei doni che saranno distribuiti ai poveri il giorno di Natale. È stato interessante visitare i locali e la cappellina della Comunità. Alcuni volontari erano impegnati nei preparativi del Natale, altri erano in cucina a preparare molti panini da distribuire ai senza fissa dimora della zona. Sulle pareti delle sale abbiamo notato incantevoli quadri dipinti da artisti disabili, delle icone cristiane e alcune foto di amici della comunità che ormai non ci sono più. 
L’emozione più grande è stata quando tutti ci siamo seduti intorno ad un grande tavolo per intervistare Angelo, un ex senzatetto. Angelo si è rivelata una persona sensibile, solare e divertente. È stato bello parlare con lui e ascoltare la sua storia. Abbiamo capito che vivere per strada non è quasi mai una scelta e che ogni persona, anche se povera, non è un numero, ma ha un nome, una sua personalità, una sua dignità e un suo bisogno di rispetto e amicizia. Le necessità di chi vive per strada sono tante, prime fra tutte proteggersi dal freddo e dalla fame. 
L’impegno della Comunità di Sant'Egidio è importante per molte persone che, purtroppo, vivono in condizioni di abbandono e di pericolo. Per fortuna, in tutti questi anni, le iniziative di solidarietà sono diventate stabili. Molta gente ha bisogno di noi, ma non solo di cose materiali. Anche un po’ di compagnia, una carezza, un sorriso, a volte, possono rendere felice una persona sola. Per noi è stata un’esperienza diversa, emozionante e arricchente.
Classe IV B Scuola Primaria di via Bellingeri

lunedì 4 gennaio 2016

A Molenbeek con quelli che vincono la paura


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Come vincere la paura e la cattiva fama di un quartiere? 
Il 1° gennaio si è marciato per la pace nelle strade di Molenbeek, il quartiere di Bruxelles divenuto famoso dopo gli attentati a Parigi come uno dei principali luoghi di reclutamento dei foreign fighters. 
In tanti hanno risposto all'invito della Comunità di Sant'Egidio a vincere la paura e l'indifferenza e uscire in strada per chiedere la pace in tutte le terre. Soprattutto giovani nuovi europei, originari di diversi paesi africani e asiatici: insieme a manifestare per la pace, perché è l'integrazione la risposta al terrorismo. 


Leggi l'intervista a Marco Impagliazzo su "La Stampa" del 4 gennaio 2016

Natale di misericordia e di dialogo in Indonesia

Da "L'Osservatore Romano" del 2 gennaio 2016 un articolo di Valeria Martano sul Natale in Indonesia

Natale di misericordia e di dialogo in Indonesia. In un tempo segnato da tensioni e paure che sembrano voler dividere le comunità religiose cristiana e musulmana, un segno di speranza viene dal Paese asiatico che rappresenta, come numero di abitanti, la più grande nazione islamica del mondo. 
In diverse città dell'arcipelago, il giorno di Natale, la Comunità di Sant'Egidio - come in ogni parte del mondo - ha celebrato la festa apparecchiando la tavola per un grande pranzo con i poveri, coloro che l'impetuoso sviluppo delle società asiatiche ha "scartato": bambini di strada, intere famiglie senza dimora, anziani e disabili, profughi.

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