venerdì 24 aprile 2015

Living together: l'arte di vivere insieme" presso il Laboratorio Museo d'Arte Sperimentale della Comunità di Sant'Egidio

 
Roma - Mercoledì 22 aprile, presso il museo di arte sperimentale di Tor Bella Monaca, è stata inaugurata una significativa mosrtra d'arte dal titolo "Living together: l'arte di vivere insieme".
Questa mostra ha segnato un percorso alla ricerca della coabitazione, dove artisti disabili raccontano e rappresentano vita, storie e volti di stranieri, rom, bambini, gente comune. Un tema, quello della convivenza tra "gente diversa", importante per il tempo che stiamo vivendo, sul quale gli artisti si sono preparati e sul quale hanno lavorato sia individualmente che  in gruppo. Questa mostra rappresenta un invito a confrontarsi con questo tema di grande attualità lasciandosi trasportare dalle opere degli artisti che ci esortano, con vari spunti riflessione, ad essere più amici perché "l'amicizia rende amici i nemici, fa sentire vicini i lontani, difende quelli che non si possono difendere", come dice il Manifesto degli Amici.
Ma per capire meglio la portata e l'importanza di questa mosrtra, che nasce in uno dei quartieri più periferici della grande città di Roma, ci affidiamo al significativo intervento di inaugurazione della direttrice del Museo, dott.ssa Maria Carosia, che così inaugura la mostra che così apre la mostra:

"Abbiamo voluto intitolare questa mostra “Living together: l’arte del vivere insieme”: infatti l’arte che qui si respira è un’arte del convivere, in cui si intravedono risposte vissute alla domanda angosciosa che ci si pone in Europa con l’immigrazione, in Africa tra etnie diverse, in tante parti del mondo: come vivere insieme?
Queste opere mettono in movimento i nostri sentimenti e i nostri sensi, persino l’olfatto!Credo che impareremo molto da queste opere. Rappresentano come un tessuto che abbraccia il mondo, dai tanti colori e dai tanti dolori, e direi forse anche dai tanti sapori, pensando all’opera “PROFUMO DAL MONDO SALENDO LE SCALE”: insieme a Giovanni Battista la Marra, artista non vedente, avvicinandoci con gli occhi chiusi alla sua opera ci sembra di sentire i profumi delle spezie e degli odori delle diverse cucine di un condominio in cui abitano persone provenienti da paesi diversi…un tessuto, dicevo, del vivere insieme, ricordando e vorrei dire amando chi non ha incontrato l’accoglienza e il rispetto, come tanti che non riescono a giungere nel nostro Paese perché risucchiati da viaggi drammatici nel deserto o nel mare. Oggi, colpiti profondamente dalla tragedia immane che, nella notte tra sabato e domenica scorsa, al largo delle coste libiche secondo le ultime stime dell'Onu avrebbe provocato almeno 800 morti, vogliamo lasciarci scuotere e ricordare questi “uomini e donne come noi, fratelli nostri – come ha detto papa Francesco- che cercano una vita migliore: affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre. Cercano una vita migliore. Cercavano la felicità". A loro sono dedicate alcune opere: NAUFRAGIO, di Assunta Di Roberto e Annamaria Cordone, MIRAGGIO, di Mirela Perjerji e Fiorella Umbro, ed altre. La loro storia si intreccia con quella del nostro passato di migranti, nella piccola tela che porta il titolo di una vecchia canzone: MAMMA MIA DAMMI 100 LIRE (BASTIMENTO SI RIBALTÒ) così come nell’opera 8 agosto 1956, FUOCO A MARCINELLE, che parla di poveri minatori italiani.

E poi il popolo rom, al quale i nostri Amici sono legati da un affetto tutto particolare che non si stancano mai di ricordare, così ecco la storia di LILI E SASHA (due adolescenti zingari scomparsi prematuramente per le condizioni in cui vivevano in un campo non lontano da qui), e LA KAMPINA (la roulotte), opere materiche e originali che ci evocano questo mondo. Gli autori delle parole che leggiamo e delle opere che vediamo in questa esposizione, attraverso canali comunicativi non abituali e tecniche e materiali diversi, manifestano la forza e la complessità di un pensiero sul mondo di oggi che ci colpisce in profondità. Ci comunicano innanzitutto che vivere insieme è un’arte, che la diversità è una ricchezza se a tutti è offerta la possibilità di esprimere il meglio di sé. E’ un pensiero alto, grande, in un tempo in cui purtroppo ci si è abituati a volare basso e ci sono poche visioni sul futuro.
Possiamo dire che gli Amici affrontano il loro impegno artistico forti di alcune convinzioni, radicati in un sogno di umanità migliore, sostenuti nella capacità di dialogare e di amare. In questa mostra c’è un interrogativo di fondo che attraversa tutte le opere: che alternativa esiste alla civiltà del convivere? Nelle opere, si respira una mondialità particolare, un interesse per chi è lontano e per chi non chiede altro che vivere con noi. Questi artisti mostrano una testimonianza convinta di come si può vivere la globalizzazione.

Vorrei infine dire che Gli Amici sono diventati straordinari comunicatori di felicità: nel loro tratto personale, come nelle loro opere, testimoniano un senso di bellezza della vita e di interesse per gli altri. Mostrano la serietà del loro lavoro e la loro fede. Direi: la serietà di un pensiero che si è fatto impegno. E che si è fatto ASCOLTO, la prima regola per vivere insieme, come ci suggerisce Alessia De Montis nell’insistente ripetizione di questa parola. È un lavoro intenso, serio, impegnato di tanti artisti di questo e degli altri laboratori di Roma. Li ringraziamo perché ci  hanno regalato anche un’occasione per pensare e per guardare al mondo con i colori della pace e dell’amicizia.

In conclusione questa mostra, come si evince dalle parole della dott.ssa Carosio, vuole essere una rispsota concreta al grande probelma della convivenza, problema che proprio in questi giorni  ha fatto molto discutere. Ma al di là delle sterili polemiche questa mostra, realizzata da persone disabili, è stata un esempio molto concreto di convivenza possibile, soprattutto nella perifeira romana, che ci dovrebbe far molto riflettere.

Diego Romeo   

giovedì 16 aprile 2015

LIVING TOGETHER - L'ARTE DI VIVERE INSIEME IN PERIFERIA

Comunità di Sant'Egidio
Inaugurazione
mercoledì 22 aprile 2015 ore17
  

L’arte di vivere insieme è il filo rosso che lega le opere di artisti con disabilità mentale esposte dal 22 aprile al Laboratorio Museo di Arte Sperimentale di Tor Bella Monaca.

La mostra, fatta di parole, installazioni ed immagini, è un grande invito all’Ascolto, come spiega  Alessia De Montis a margine della sua opera: “Per vivere insieme ci vogliono le regole. La prima è l’ascolto. Nel senso che tutti parlano. Ma chi sta a sentire? Parlare è facile. E’ la cosa più facile, ma chi sta a sentire?”

Sono parole e immagini che rompono il silenzio quelle degli artisti disabili dei laboratori sperimentali della Comunità di Sant’Egidio, e la mostra “Living together, l’arte di vivere insieme” è un’occasione per ascoltare la loro voce su una delle più grandi sfide del nostro tempo: la coabitazione.

La mostra aiuta a comprendere i disabili e i disabili aiutano a comprendere il mondo. Dalle loro opere emerge, infatti, un’analisi acuta della società in cui viviamo, che non tace i problemi e non teme di indicare alcune prospettive. E’ uno sguardo su alcune fra le sfide più impegnative della contemporaneità che stupisce per la lucidità e perché giunge da dove non te lo aspetti. E’ un contributo al dibattito culturale in corso nel nostro Paese, con una prospettiva assolutamente originale e per questo particolarmente stimolante.

Si tratta di un percorso artistico ed umano che passa anche attraverso i Profumi del mondo salendo le scale, installazione “olfattiva” di Giovanni Battista La Marra, artista non vedente, che trasporta idealmente il visitatore sui pianerottoli multietnici del primo luogo di convivenza delle nostre città: il condominio.


Ci si addentra poi su alcuni tornanti delicati della contemporaneità, come nell’opera Naufragio, dedicata a coloro che perdono la vita in questo mare, nella speranza di un futuro migliore, ma si rivolge il proprio sguardo anche al nostro passato di migranti, come in 8 agosto 1956, fuoco a Marcinelle di Roberto Mizzon. Così nell’opera Etnie, che illustra l’evento, l’auspicio di una pacifica convivenza tra i popoli è reso plasticamente attraverso l’utilizzo di materiale di recupero (qui cortecce d’albero)  e di un intenso cromatismo.
 

La mostra è infine un appello a prendere sul serio la voce di persone, come i disabili mentali, spesso impossibilitate ad una comunicazione verbale, ma in grado di partecipare ad un’azione di costruzione della propria coscienza e del proprio valore. Attraverso un processo complesso, in cui la creazione artistica ha un ruolo significativo, si libera una grande ricchezza interiore e la capacità di leggere i segni dei tempi o di proporre soluzioni non scontate.






Laboratorio Museo di Arte Sperimentale

Via dell’Archeologia, 74 - Tor Bella Monaca