giovedì 26 marzo 2015

A Roma a studiare solidarietà? Un giovane albanese scopre in Italia l'amore per gli anziani e ....

Cosa si studia in Italia? A volte la solidarietà. E' quello che è successo a F., di Elbasan, venuto in Italia per un periodo di studio. Con l'occasione, partecipa alla vita della Comunità di Sant'Egidio di Roma, va alla preghiera, e poi fa esperienza del servizio ai poveri. 
In particolare la domenica gli amici lo invitano in un quartiere della periferia, Torbellamonaca: qui, la domenica Sant'Egidio organizza dei gran pranzi domenicali per gli anziani in difficoltà della zona. 
A F. è chiesto di aiutare. E resta colpito sia dalla bellezza di questo pranzo, sia dal bisogno espressi gli anziani. 
E qui nasce l'idea. Perchè non in Albania? "Anche nella mia città ci sono tanti anziani in difficoltà! L'emigrazione che smembra le famiglie, le pensioni basse, una vedovanza improvvisa, fanno si che tanti anziani restano soli e con tanti problemi...". 
Rientrato in Albania, ha radunato i suoi amici, ha raccontato di quello che aveva visto a Roma e insieme hanno deciso di ripeterlo ad Elbasan. Così il 25 marzo, presso la casa delle Suore di Santa Giovanna Antida, in un clima di grande entusiasmo,  si è tenuto il primo pranzo per gli anziani poveri di Elbasan, a cui hanno partecipato venti ospiti e dodici volontari. 
Ecco cosa ha scritto il nostro amico albanese commentando l'evento sul suo profilo Facebook: "Oggi abbiamo organizzato un pranzo per gli anziani e così in qualche modo abbiamo cambiato il loro giorno ma anche il nostro giorno. Vogliamo continuare, con la Comunità di Sant'Egidio a compiere tanti gesti di amore perché solo così possiamo essere felici tutti insieme".

lunedì 23 marzo 2015

Romero: "La Chiesa non può stare zitta" un libro di inediti a cura di Jesus Delgado

A 25 anni dalla morte del vescovo salvadoregno martire, alla vigilia della sua beatificazione, viene pubblicato un libro di scritti inediti.
IL curatore, mons. Jesùs Delgado, è stato il segretario di mons. Romero e ne custodisce la memoria da anni con fedeltà e determinazione. La prefazione è a cura di Mons. Vincenzo Paglia, il postulatore della causa di beatificazione.

«Quando la Chiesa cerca di essere lievito, sale e luce in mezzo a tante tenebre e tanto marciume, viene attaccata nella vita dei suoi sacerdoti». Parlava di sé, monsignor Romero, in questa lettera del novembre 1979, pochi mesi prima di venir assassinato sull’altare, ultima tappa di una vita spesa a favore della giustizia in nome del Dio dell’amore.
In queste pagine, tratte dall’epistolario finora mai pubblicato del vescovo salvadoregno, riconosciuto martire dalla Chiesa, affiora la portata della testimonianza di Romero, la sua eccezionale statura di sacerdote, profeta e pastore in mezzo al popolo, in particolare i più poveri e disprezzati. Attraverso le sue stesse parole possiamo entrare nell’intimo di questa grande figura di uomo e di credente, consapevole che il suo impegno per la verità gli sarebbe potuto costare la vita: «La Chiesa è più grande e più santa quando è perseguitata».
Una constatazione che vale anche per i nostri giorni, un lascito di Romero alla Chiesa perché sia sempre più fedele alla sua missione: «Non scoraggiatevi per la persecuzione che ci prende di mira, piuttosto vedetela come segno che davvero stiamo cercando di costruire il regno di Dio».

Il libro è edito da EMI

martedì 17 marzo 2015

Il Martisor a Tor Sapienza: integrazione e mimosa

E’ stata una giornata di festa e di incontro quella trascorsa insieme il 10 marzo a Tor Sapienza presso la scuola primaria Dickinson dell’Istituto Comprensivo Pirotta.  L’occasione è stata la festa della donna in coincidenza con la tradizione est-europea di festeggiare l’arrivo della primavera, festa del MartisorAlunni, genitori e insegnanti  hanno avuto modo di conoscere una tradizione molto sentita in Romania. E infatti sono state le mamme dei bambini rom romeni, sostenuti dal programma "Diritto alla scuola, diritto al futuro"  della Comunità di Sant’Egidio, ad animare sia il laboratorio creativo svolto all’interno della scuola, sia la distribuzione del martisor e della mimosa ai genitori e alle insegnanti all’uscita da scuola. 
Il martisor (“piccolo marzo”) è un amuleto che nella tradizione di vari paesi dell'Est Europa (Romania, Bulgaria e Moldavia in particolare) si regala alle donne all'inizio di marzo per festeggiare l'arrivo della primavera. E’ un portafortuna di fili rossi e bianchi intrecciati, a rappresentare la neve che si scioglie (l’inverno)  e il calore del sole che arriva (la primavera).
In questa occasione la tradizione si è coniugata con quella nostrana, abbinando ai martisor anche un ramoscello di mimosa. I bambini di tutte le classi hanno partecipato con entusiasmo al laboratorio. Aiutati dalle mamme rom, hanno intrecciato i fili rossi e bianchi creando allegri braccialetti. E con grande interesse hanno ascoltato le storie fantastiche legate a questa tradizione. Alcuni bambini, provenienti dall’Europa dell’Est, conoscevano bene questa usanza e orgogliosamente la riferivano ai loro compagni.  È stato un pomeriggio a Tor Sapienza in cui  la diversità culturale è stata al centro non come un muro che divide ma come un’occasione cordiale di incontro tra persone diverse che vivono insieme e condividono come genitori le stesse preoccupazioni e gli stessi sogni per i loro figli.

martedì 10 marzo 2015

Mi chiamo Elias, sono rifugiato e aiuto i poveri

Ventisei anni, ghanese, Elias fa parte di un gruppo di 60-70 richiedenti asilo che da due anni insieme alla Comunità di Sant’Egidio di Catania sono diventati amici dei poveri. «Non è un progetto creato a tavolino – spiega il responsabile Emiliano Abramo –. Siamo entrati al Cara di Mineo per portare aiuti materiali e abbiamo trovato innanzitutto una domanda di spiritualità molto forte».
Il quotidiano Avvenire lo ha intervistato. Continua a leggere

venerdì 6 marzo 2015

Lettera da Milano: Con queste famiglie la povertà non ha vinto

Cari amici,

negli ultimi giorni abbiamo già coinvolto molti di voi intorno a una bellissima notizia, che ora vogliamo condividere con tutti con grande gioia e orgoglio: nel giro di pochi giorni quattro famiglie rom, nostri amici, si trasferiranno in casa!

Finalmente una casa vera, con camere, arredi adeguati, la possibilità di un bagno, l’acqua calda, la corrente, una cucina dove preparare i pasti e il tavolo intorno cui sedersi a mangiare.

Sembrano cose scontate, ma la normalità per chi ha vissuto in baracca è ben altro, ma per queste giovani famiglie la baracca sta per essere alle spalle, e non è il momento di parlarne.

E’ bellissimo invece condividere l’aria di festa che ha coinvolto tutti quelli che stanno partecipando all’arredamento di questi appartamenti: c’è un gran giro di telefonate, di mail, così tante offerte di mobili da aver superato la necessità, c’è chi, non avendo arredi da mettere a disposizione, ha fatto un offerta dicendoci “Così comperano i piatti che gli piacciono di più”.

Intorno a queste case si muove una sorta di clima da “lista di nozze”, in cui tutti voi state dando il meglio per far iniziare bene queste nuove vite. C’è una partecipazione collettiva, un fermento che sa di famiglia.

Tutto questo ci fa riflettere: in questi anni abbiamo lavorato tutti tanto per arrivare a questo risultato, ora è come se tutti noi ci sentissimo un po’ Vadar, o Madalina, o Eugen, o Venus, o i loro bambini. Insieme a loro siamo anche noi ad avercela fatta, e ora godiamo di una festa che è di tutti. Non abbiamo lavorato per niente, non abbiamo dato il nostro contributo per niente, di qualunque genere esso sia stato.

Questo è il momento della soddisfazione. Con queste famiglie la povertà non ha vinto.

Grazie a tutti voi amici, questo è anche il momento del grazie. Non sono le prime famiglie ad entrare in casa, ma il fatto che siano quattro in una volta sola, e che tre di esse siano davvero giovani, con un futuro davanti, lo possiamo considerare una tappa importante.

Il cammino continua perché c’è ancora molto da imparare e da costruire, e noi continueremo a raccontarvi, avrete altre notizie di questi ragazzi. Il sogno è che i loro bambini abbiano una vita normale, fatta delle piccole cose che è giusto trovare nella vita di un bambino: non solo la famiglia, ma anche una scuola da non dover cambiare, un letto in cui dormire, gli amichetti da incontrare ai giardini.

Chi volesse aiutarci ad aiutare altre famiglie in questi percorsi, può farlo con un bonifico a Comunità di Sant'Egidio Milano onlus, IBAN: IT42F0200801628000100909828, causale: rom (è importante precisare la causale).Per facilitarci la contabilità, è utile poi mandarci una mail a questo indirizzo comunicando il versamento.

I versamenti sono deducibili fiscalmente.

Vi chiediamo anche di far girare questa email tra amici e conoscenti, per comunicare che le buone notizie ci sono!
Un sincero ringraziamento e un caro saluto da

Stefano Pasta - Comunità di Sant'Egidio Milano onlus

Flaviana Robbiati, Assunta Vincenti - "mamme e maestre di Rubattino"