domenica 28 dicembre 2014

Le conquiste dei poveri

A soccorrere i poveri è stata per lungo tempo la Chiesa in base a quanto stava scritto nei Vangeli sulla predilezione di Gesù verso i più umili e bisognosi. Tant'è che l'impegno fraterno al loro servizio, costituendo per la Chiesa un cardine fondamentale della propria missione, ha contribuito a differenziare il Cristianesimo, nel corso della sua storia bimillenaria, da altre tradizioni religiose.

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domenica 21 dicembre 2014

DOVE mangiare, dormire, lavarsi 2015, la guida per chi vive per strada

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio (La comunità fondata da Andrea Riccardi), Marco Impagliazzo, durante la conferenza stampa in cui si è presenta l’ormai famosa Guida per i poveri "DOVE mangiare, dormire, lavarsi", giunta quest’anno alla sua 25° edizione, ha esordito affermando con forza che: "C'è necessità di chiedere scusa i poveri, particolarmente ai rom, per tutto ciò che è stato speculato e sperperato, a partire da fondi che erano stati destinati alla soluzione dei loro problemi. C'è bisogno, come ha detto Andrea Riccardi, di una Costituente per Roma". Parole forti questi di Marco Impagliazzo, ma che mettono in evidenza come ci sia stato in questi ultimi anni un vero e proprio sfruttamento e strumentalizzazione dei poveri da parte di tanti. Per questo la 25° edizione della Guida per i poveri "DOVE mangiare, dormire, lavarsi" oggi assume un’importanza ancora più grande. Non solo per il significativo anniversario, ma perché a fronte di tanto male verso i poveri sono proprio strumenti come questi che permettono di dire NO ad una cultura dell'ingiustizia
Ma accanto a questa presentazione, il Prof. Marco Impagliazzo, ha sottolineato anche due aspetti nodali per l’Italia e per Roma. Da una parte si è visto come la povertà in Italia e a Roma stia sempre più aumentando. Per esempio ci sono 6 milioni di persone in Italia che vive in povertà assoluta. Oltre il 15% di questi sono anziani e questo è un dato in aumento. Mentre le persone che vive in povertà estrema sono 47.648 in Italia (dato ISTAT). A Roma sono circa 7.800 (i dati completi si posso leggere qui). 
Dall'altra però vi è anche un grande aumento della generosità e della gratuità, anche in questo periodo di crisi, che ha permesso un sostegno significativo alle situazioni di povertà estrema. Per esempio solo nella città di Roma ci sono oltre 5000 persone che aiutano i poveri in maniera gratuita e costante. A questi vanno aggiunti i tanti che sostengono anziani, disabili, bambini.
Insomma, alla fine nonostante i dati molto preoccupanti sull'aumento della povertà in Italia, vi è anche un vento nuovo che fa ben sperare per il prossimo futuro. 
Diego Romeo

domenica 16 novembre 2014

Aleppo città distrutta ed abbandonata! Quali vie per la pace?

Aleppo la città che un tempo era stata una dei centri culturali, economici e religiosi del medio oriente e del mondo intero, ormai è ridotta solo ad un cumulo di macerie abbandonata da tutti.





Un conflitto, quello siriano, che non vede soluzione ma che al contrario negli ultimi mesi si è acutizzato con l’avvento del cosiddetto “Califfato”. Un terzo incomodo che ha esteso le persecuzioni non solo ai cristiani residenti in Siria, già duramente colpiti dalla guerra, ma anche a tutte le altre minoranze musulmane non in linea con i suoi dettami. Una guerra spaventosa che ha distrutto tutto e tutti ma che si è scagliata con particolare ferocia contro i bambini, infatti ancora una volta sono loro che hanno pagato il tributo maggiore.
Ma che fine hanno fatto i bambini di Aleppo?

 

Per lo più sono fuggiti, diventando profughi in altri paesi. Ma molti sono morti, molti altri feriti e mutilati, ma tanti sono diventati dei bambini soldati assoldati dal Califfato dell’Isis. Bambini a cui è stata rubata l’innocenza e il diritto ad una vita felice. Cosa si può fare? Quali possono essere le vie per la pace?

Della dura situazione di Aleppo e di alcune proposte concrete per uscire dall'empasse ne parlerà il prossimo martedì, 18 novembre 2014 alle ore 12.00, il Prof. Andrea Ricccardi,fondatore della Comunità di Sant’Egidio, nel corso di una conferenza stampa sul delicato tema della guerra in Siria e della tutela dei cristiani in medio Oriente. La conferenza stampa si svolgerà presso la “Sala della Pace”, sita presso la sede della Comunità di Sant’Egidio, in Piazza Sant’Egidio, 3/a a Roma.

Diego Romeo

SALVARE ALEPPO E PROTEGGERE I CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE
Conferenza Stampa con Andrea Riccardi
Comunità di Sant’Egidio - Sala della pace
Martedì 18 novembre 2014 – ore 12,00

lunedì 10 novembre 2014

A Kiev, in Ucraina, cristiani di diverse confessioni danno vita al gruppo degli "Amici dei poveri"




Gli amici dei poveri di strada si sono riuniti per la prima volta a Kiev per esaminare i problemi dei senza dimora e presentare le proprie attività.
Su invito della Comunità di Sant’Egidio si sono ritrovati insieme i rappresentanti di diverse realtà cristiane, che offrono il loro aiuto ai poveri nelle strade di Kiev. All’incontro, cui erano presenti ortodossi, cattolici latini, greco-cattolici, luterani, hanno preso parte, tra gli altri, padre Vladislav Dikhanov, capo del dipartimento sinodale per le questioni sociali e umanitarie della Chiesa ortodossa ucraina, suor Ksenija Krajnjak, direttrice del Centro sociale Giovanni Paolo II, padre Igor Onishkevich direttore della Caritas.
Ogni settimana sono sostenuti dall’attività delle diverse realtà presenti al tavolo più di mille persone nelle strade della città. Per i poveri sono stati aperti luoghi dove è possibile ricevere cibo gratuitamente. Un aspetto importante del lavoro svolto è l’aiuto dato ai senza dimora quando vengono ricoverati in ospedale.
Molti hanno ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per la possibilità di incontrarsi insieme. Al termine della riunione è stata presa la decisione di incontrarsi regolarmente.

mercoledì 29 ottobre 2014

La bicicletta di Lorenzo, ricordo di un amico senza dimora



 Lorenzo era uno dei tanti senza fissa dimora di Roma. Dormiva nell'angolo sotto la Banca vicino ai tavolini del bar il Melograno nella trafficatissima via Giulio Agricola al Tuscolano, municipio di circa 400.000 abitanti. 
Via trafficata, a tratti caotica, eppure la sua presenza era nota ed amata. Come la sua cortesia. 
Il bar gli dava spesso da mangiare. 
Molti abitanti che lo hanno conosciuto hanno un ricordo buono con lui da raccontare. Ne hanno descritto i tratti gentili con i bambini e con gli anziani.
Per ricordarlo, dopo la sua morte avvenuta ad agosto, gli abitanti avevano messo una targa con la sua foto. 
Il 24 ottobre, in tanti nel quartiere hanno voluto partecipare al suo ricordo con una preghiera promossa dalla Comunità di Sant'Egidio. Qualcuno ha acceso lumini dove lui dormiva. 
All'angolo sotto la targa, dietro l'icona della preghiera, una bicicletta. Era di Lorenzo. Ora la usano i poveri del quartiere e i suoi amici e poi la ripongono nuovamente sotto la sua targa. 
La bicicletta di Lorenzo gira nel quartiere facendo circolare quell''amicizia tra umili e poveri che non è finita.

Sergio Mesolella

martedì 2 settembre 2014

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio: il dialogo con il mondo musulmano è irrinunciabile

Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio: il dialogo con il mondo musulmano è irrinunciabile

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La pagina ufficiale di Andrea Riccardi, Presidente del La Dante

A Roma un accordo per garantire funerale a chi è senza nessuno.

Da oggi Roma è un po’ più accogliente: anche le persone dimenticate da tutti potranno ottenere un funerale e una sepoltura adeguata grazie a un accordo firmato oggi tra Ama, comunità di Sant’Egidio e Caritas. Parliamo di quegli esseri umani morti che non vuole nessuno abbandonati in un deposito, in genere l’obitorio del Verano, e non reclamati: i cadaveri non identificati sono 1250 in Italia, 40-50 l’anno circa nella capitale.

UOMINI DONNE E BAMBINI - Uomini, donne e bambini che hanno vissuto a Roma: migranti, anziani, prostitute, bambini nati morti e abbandonati, persone che si sono suicidate, molto spesso senza tetto. Nelle celle frigorifere giacciono da anni, a volte da decenni nell’indifferenza, mentre l’ultimo episodio della loro difficile vita rimane registrato in un arido “registro generale dei cadaveri non identificati” custodito al ministero dell’Interno. A Roma c’è chi è stato trovato addirittura 21 anni fa, nel 1993: annegati nel Tevere o abbandonati in un angolo della stazione Termini. Morti in luoghi chiusi o in mezzo alla strada: sono tantissimi i casi, a Roma (nel centro storico ma anche in periferia) come ai castelli Romani, negli ospedali e nei grandi parchi.

L’ACCORDO FIRMATO OGGI - Da oggi grazie a un accordo tra Ama, Caritas e Comunità di Sant’Egidio, come riporta oggi l’agenzia Sir, alcuni di loro potranno ottenere una degna sepoltura anche se non hanno più nessuno affetto al mondo che li reclamerà. Il protocollo era stato firmato per la prima volta nel 2005, poi nel 2006 e oggi è stato rinnovato in un contesto di sempre maggiore presenza in città di persone sole e in difficoltà. A Roma è l’Ama che si occupa dei servizi funerari per le persone senza fissa dimora. Spesso, anche quando viene effettuato il funerale e si conosce l’identità, la persona viene sepolta senza un nome perché nessuno pensa a comprare e sistemare una lapide. In molti altri casi invece nessuno si ricorda di loro. Ora il protocollo di intesa appena firmato nella capitale permetterà, nei casi in cui le organizzazioni di assistenza conoscono e seguivano le persone defunte, di prendersi cura di loro anche nei giorni successivi alla morte. Il protocollo, esperienza ancora nuova in Italia, consentirà di non lasciare tante persone abbandonate al loro destino, righe senza nome di un registro custodito nel ministero dell’Interno. Una buona notizia in una città sempre più multietnica.
 Da Cinque quotidiano

lunedì 25 agosto 2014

Ricordo commosso di Salvatore, amico senza dimora, che ha insegnato il valore dell'ascolto

Mirko Sossai, della Comunità di Sant'Egidio, ricorda con parole commosse un amico senza dimora, su Il Corriere del Veneto:

E` morto dopo tre settimane di coma. Salvatore aveva 66 anni. La strada era la sua casa. Si direbbe uno degli invisibili che popolano Padova. Eppure al funerale, al Tempio della pace, eravamo forse cento. Non sono stati rintracciati parenti. Ma la sua famiglia era là: tanti amici, volontari e senza tetto, personale delle ferrovie, gli edicolanti della stazione, tanta gente comune. Con gli occhi lucidi. A conferma della dimensione umana e solidale che è insita nella nostra città. Sopra la bara un cuscino di fiori e un nastro con scritto: i tuoi amici.
Salvatore era un amico, un amico fedele: per 10 anni ci siamo visti tutte le settimane, durante la distribuzione della cena itinerante della Comunità di Sant`Egidio.
Abbiamo trascorso insieme giornate serene, momenti di festa, il pranzo di Natale, come anche situazioni difficili e di dolore. La storia di Salvatore è simile a quella di tanti: calabrese, era partito negli anni Sessanta per Torino, alla ricerca di un posto in fabbrica. Viveva a Padova da trent'anni, molti dei quali passati, con grande dignità, per strada.
Non era un uomo di molte parole.
In molti lo conoscevano per il soprannome che la strada gli aveva dato: il lupo. Si diceva perché  solitario. Preferirei dire che era riservato. Attorno a lui, infatti, c`era un mondo di incontri e di persone che gli volevano bene.
Penso a noi di Sant`Egidio. Penso anche a quel mondo abitato che è la stazione, suo luogo privilegiato, insieme alla cucine popolari. In stazione Salvatore era in effetti il «direttore» aggiunto. Conosceva tutti, dal giornalaio alle signore del bar. Con lui avevo un appuntamento fisso, ogni mercoledì mattina, prima della mia partenza con il treno: facevamo colazione insieme. Un
rito. Che ho scoperto poi aver condiviso con altri, a far parte di una cerchia speciale di amici.
Mancherà a molti, per i quali non era un barbone senza volto ma un nome e una storia. A noi ha
insegnato quanto è importante ascoltare. Salvatore aveva condiviso con noi il suo sogno:
grazie alla pensione, di sistemarsi finalmente, di avere una casa.
Aveva chiesto aiuto. Purtroppo è morto proprio quando questo obiettivo era là a un passo. Ma il suo sogno e il nostro impegno rimangono vivi: che nessuno più in questa città si trovi senza un tetto.
La solidarietà, nel senso più vero, è condivisione partecipe. E' un`idea grande, una parola buona, qualche ora di tempo, una visita. Una chiamata a vivere insieme.

lunedì 28 luglio 2014

L'integrazione che passa dalla scuola


Milano – per molti bambini Rom, quest'anno scolastico si è concluso in maniera particolarmente positiva. Infatti, non essendoci stati molti sgomberi, i bambini, hanno potuto frequentare con più regolarità la scuola. Fatto importante che ha portato, non solo al passaggio all’anno scolastico superiore per molti di loro, ma soprattutto ad una maggior integrazione, per loro ed i loro genitori, in quello che è il tessuto sociale ed urbano.
La mancanza quasi totale di sgomberi ha avuto un'altra ricaduta molto positiva, ovvero ha permesso, alla Comunità di Sant’Egidio e a tutte le associazioni che si occupano dei Rom, di poter lavorare con più efficacia su altri fronti, come ad esempio quello sanitario e dell'impiego lavorativo. Se infatti l’integrazione passa per la scuola, la loro stabilità passa per il lavoro.

Ecco allora nascere bellissime storie di integrazione ed aiuto reciproco, dove ad aiutare sono anche i Rom, come nel caso dell’anziana Maria, che avendo ricevuto lo sfratto (perché non riusciva più a pagare l’affitto con la sua pensione) sarebbe finita per strada se non fosse stata "adottata" dai suoi ex vicini Rom che l’hanno presa a casa con loro.
Un anno, questo che si è appena concluso, che ha dimostrato come l’unico modo per fronteggiare “l’emergenza” Rom, sia passare dalla scuola e dal lavoro e non dalla politica degli sgomberi.


martedì 8 luglio 2014

La catena della solidarietà spiegata da Georgel, 11 anni, "rom di Sant'Egidio"


In vacanza con la Comunità di Sant'Egidio di Milano, insieme ad altri bambini, senza distinzione di etnie, religioni o provenienza sociale, Georgel, piccolo rom milanese, ha scritto questa lettera. Con le sue parole semplici e vere, ci ricorda l'ammonizione di papa Francesco a Santa Maria in Trastevere il 15 giugno scorso: "Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza".
Ma George la speranza l'ha trovata e la comunica agli altri: agli anziani ma anche a noi! 
 
"I rom non sono affatto persone che insultano, prendono in giro gli altri bambini italiani, ma siamo il contrario. Noi possiamo essere degli amici che non vorresti andassero mai via da te.
Noi rom della Comunità di Sant’Egidio pensiamo che è bello aiutare gli altri e non pensare solo a se stessi. Noi andiamo a trovare gli anziani soli e facciamo dei giochi con loro negli ospizi a Milano e in montagna, quando l’estate andiamo in vacanza. Nel mese di dicembre, facciamo una grande festa che chiamata Rigiocattolo, che serve a non buttare via i giochi usati e venderli per aiutare i bambini malati di Aids in Africa.
È come una catena: noi rom siamo stati aiutati da altre persone della Comunità di Sant’Egidio a andare a scuola, conoscere il mondo, a vivere in casa e non per strada. Adesso anche noi possiamo aiutare altri.
La mia famiglia viveva nel campo rom di via Rubattino a Milano, in una baracca. C’era poco spazio ed era tutto umido, come vivere sotto la pioggia. Usavamo le candele perché non c’era elettricità, non potevamo vedere Dragon Ball e le partite dei Mondiali.
Adesso viviamo in una casa e stiamo aiutando la signora Anna, che è italiana e sta per compiere 83 anni. La tragedia di questa signora è che ha perso tutta la sua famiglia. Noi l’avevamo conosciuta perché era la nostra vicina della prima casa, abitava sotto di noi e ogni sera veniva a guardare le telenovele con noi: così è diventata una specie di nonna.
Quando è morto suo figlio, ha perso la casa perché non aveva pagato l’affitto. Noi allora abbiamo deciso di non lasciarla sola. L’abbiamo invitata in casa nostra e le abbiamo offerto un letto in cui dormire. Vive con noi da 4 mesi e speriamo che tra poco avrà una casa. A volte è un po’ difficile aiutare la signora Anna, ma poi ci siamo abituati a lei, e lei a noi, e infatti lei a volte ci fa dei regali per dire che siamo come i suoi nipoti.
Domenica siamo andati a Messa mentre eravamo in vacanza e 5 di noi hanno fatto delle preghiere per la pace, per chi vive nelle baracche, chi è malato, chi vive in Africa e non ha i soldi per comprare le medicine, per gli anziani. Noi 5 bambini che abbiamo fatto le preghiere siamo rom e pensiamo sia bello che i rom preghino per gli altri"


Georgel, 11 anni, rom romeno

Scritto durante la vacanza dei bambini delle Scuole della Pace di Milano a Borno (Bs), 28 giugno-5 luglio 2014.      

venerdì 4 luglio 2014

Un pomeriggio nel carcere di Rebibbia

Non capita tutti i giorni di passare un pomeriggio all'aria aperta con una buona merenda, della buona musica e in amicizia, l'ingrediente che rende tutto un po' speciale.
Non capita tutti i giorni soprattutto ai detenuti del reparto protetto di Rebibbia dove sono ospitati i malati cronici: amputati, diabetici, persone con problemi neurologici gravi che impediscono il movimento, anziani.
Il loro arrivo nel grande cortile di Rebibbia è stato una strana processione di stampelle, sedie a rotelle e di volti un po' sorpresi.
Avevamo preparato dei circoli con le sedie in modo tale da poter chiacchierare e conoscerci meglio ma presto questi circoli si sono trasformati in lunghe file di sedie. Perchè? Per guardare il cielo e l'orizzonte lontano che troppo spesso manca alle loro giornate.
Per l'occasione la merenda è stata preparata dalla cooperativa di detenuti, Men At Work, che lavorano all'interno dell'istituto: pizzette, torte rustiche, bibite e l'apprezzatissima macedonia con gelato!  
Poteva mancare la musica? Certo che no! E se all'inizio abbiamo lasciato spazio alle note di Modugno e Rino Gaetano, subito dopo, accompagnati dalla chitarra di Alessandro, abbiamo attaccato con gli stornelli romani. Anche se i cantanti non erano tutti proprio intonati gli applausi non si sono fatti aspettare!
Ecco allora che le facce un po' tristi e un po' sorprese si sono lasciate trasformare dall'allegria di un pomeriggio passato insieme in amicizia.
Nel salutarci abbiamo raccontato della visita di Papa Francesco alla Comunità e abbiamo regalato a ciascuno un'immagine del Papa ricordando le ultime parole a conclusione della visita: "pregate per me che ho bisogno degli straordinari di preghiera"!

domenica 23 marzo 2014

La liturgia in memoria di chi è morto per strada a Tivoli

"E chi ci poteva credere...che sarei stato così bene!" Questo il saluto di Claudio, anziano ricoverato in istituto, alla fine della giornata in memoria di Modesta celebrata a Bagni di Tivoli.
E' stata una giornata speciale cominciata con la bellissima liturgia nella chiesa di Santa Sinforosa riempita all'inverosimile: una partecipazione popolare con giovani e anziani, italiani e stranieri con tanti bambini e famiglie rom del vicino insediamento di Stacchini vestiti a festa per l'occasione. L'icona di Maria, Madre della Misericordia, ha raccolto tanti per ricordare in modo affettuoso e composto i poveri morti per la strada a Guidonia e a Tivoli.
La giornata è continuata con il pranzo con più di cento ospiti: poveri senza tetto, famiglie zingare, anziani soli e del vicino istituto insieme ai tanti amici di Sant'Egidio di Tivoli e Guidonia. Ecco allora che alla fine del pranzo, buono e abbondante, è arrivato il saluto di Claudio, all'inizio timoroso di uscire dall'istituto per non essere di peso a nessuno, lui che è costretto sulla sedia a rotelle, alla fine felice di aver passato una giornata speciale, ha concluso: "la prossima volta ci ritorno anche a piedi...."

giovedì 13 marzo 2014

Mimosa, martisor e... simpatia

Mimosa, martisor e …simpatia: questi gli ingredienti che ha visto come protagonisti i bambini dell’Istituto Comprensivo Ferraironi nella periferia di Roma, i loro genitori e le insegnanti. All’uscita dalla scuola le mamme romene dei bambini rom sostenuti dal programma "Diritto alla scuola, diritto al futuro" hanno regalato mimose e martisor alle maestre e ai genitori degli altri bambini. E’ stata un’occasione per le madri romene di spiegare agli italiani una tradizione popolare molto sentita nel loro Paese. E per gli italiani di fare domande e interessarsi ad un aspetto poco conosciuto della cultura romena. Il martisor (“piccolo marzo”) è un amuleto che nella tradizione di vari paesi dell'Est Europa (Romania, Bulgaria e Moldavia in particolare) si regala alle donne all'inizio di marzo per festeggiare l'arrivo della primavera. Una tradizione che, in questa occasione, si è coniugata con quella nostrana, abbinando ai martisor anche un ramoscello di mimosa. Ionut, di 11 anni, ha stretto tutto il tempo un martisor tra le mani in attesa che uscisse la sua ex insegnante elementare che ha accolto il dono con grande commozione. Un pomeriggio all’insegna dell’incontro in cui tutti hanno apprezzato che le distanze solite si accorciassero un po’. E accorciare le distanze fa bene a tutti, italiani e stranieri, rom e gagè!

venerdì 7 febbraio 2014

La festa di una famiglia dove si confonde chi serve e chi è servito

… Una Comunità in cui non si distingue chi serve da chi è servito, un vero popolo… così S.E. Mons. Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato per gli Affari Generali, ha iniziato l’omelia della liturgia da lui presieduta per il quarantaseiesimo anniversario della Comunità di Sant’Egidio.
Un popolo, formato da anziani, disabili, Rom, stranieri, giovani, uomini e donne che cammina da anni per le vie del mondo, l’uno accanto all’altro, si è fermato nella grande Basilica di San Giovanni in Laterano per festeggiare il compleanno della Comunità di Sant’Egidio. Una liturgia solenne e bellissima, a cui hanno preso parte numerosi preti e vescovi, sia cattolici che delle Chiese Sorelle, che insieme a tanti amici e autorità hanno voluto festeggiare con il “popolo di Sant’Egidio” nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Un luogo che, come ha evidenziato il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha un valore aggiunto perché è la Cattedrale di Roma e senza Roma non ci sarebbe stata la Comunità di Sant’Egidio.
Ma in un mondo frenetico che cambia modo ogni sei mesi e che etichetta come “vecchio” e superato qualunque cosa abbia più di qualche anno, che senso ha di festeggiare una Comunità che compie ben 46 anni?
Penso che il ritrovarsi assieme anno dopo anno, non fa sentire più “vecchi” e superati ma al contrario più maturi e capaci di affrontare le nuove domande del mondo. Domande che il più dellevolte sono disattese, proprio perché si tende a cercare qualcosa di sempre più nuovo, che alla fine nuovo non è. Come il dramma della Siria che troppo spesso rischia di essere dimenticato, ma che invece attraverso la preghiera non viene mai archiviata come “vecchia” o superata. Si è dimostrato che il problema non è “invecchiare” ma non lasciarsi sopraffare dal quel senso di sentirsi “arrivati”, perché il cammino è lungo e solo insieme come un vero popolo si potrà rimanere giovani nonostante gli anni che passano.

Diego Romeo

sabato 1 febbraio 2014

Ricordare l'indifferenza che uccide per suscitare la solidarietà che salva


In questi giorni a Roma si sta celebrando un anniversario silenzioso. Forse il silenzio non si addice ad una Città come Roma, così grande da essere ormai fatta di isole e così caotica che la gente corre da una parte all’altra come trottole senza fermarsi mai.

Ma il silenzio in un certo senso assorda con il suo grido. Un anniversario celebrato più che altro dai poveri senza fissa dimora o come vengono etichettati dalla società comune, dai “barboni”.

L’anniversario che si sta celebrando in questi giorni a Roma è proprio la tragica morte di una di loro, di Modesta Valenti scomparsa il 31 gennaio del lontano 1983.

Ma chi era Modesta Valenti?
Prima di tutto era una donna, non è scontato ricordarlo perché in quel mondo assurdo e violento che è la

venerdì 31 gennaio 2014

Adottare i poveri... qualcuno lo fa


Pubblichiamo una notizia de La Stampa di qualche giorno fa: una parrocchia di san Donà del Piave ha avviato un'iniziativa che, come Amici dei poveri, ci sentiamo di segnalare. La rete si allarga.....

In una giornata di pioggia: come vive chi non ha una casa?

Cosa è successo stanotte a tutti quelli che non hanno una casa, che dormono in strada, in ripari di fortuna, spesso di cartone? oppure vicino al letto di un fiume? Più di 4000 a Roma...
Stanotte, mentre pioveva, pioveva, non si poteva non pensare a loro.

Fermiamoci qualche minuto ad ascoltare la voce di chi non ha una casa, un indirizzo - a volte nemeno un nome, per i più. Alcuni ce l'hanno fatta, grazie ad un amico, una mano porta al momento giusto, una rete di protezione.

Ascoltiamo le loro voci e le loro storie.

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lunedì 27 gennaio 2014

Il linguaggio dell'arte dei disabili per un nuovo approccio all'età anziana

In questo periodo vi è un grande fermento presso i Laboratori d’Arte Sperimentale del Movimento “Gli Amici” della Comunità di Sant’Egidio.

Tavole rotonde, confronti e dibattiti stanno accompagnando l’attività di questi giorni di tutti i laboratori d’arte di Roma, Napoli, Firenze e Genova. Tutti concentrati verso un unico obiettivo: definire il più possibile il tema della prossima mostra!

Il tema cardine su cui ruotano tutti gli incontri per la prossima biennale artistica è “Gli Anziani”!

Ma perché gli anziani? La domanda potrebbe sembrare lecita. In fondo cosa vi è d’artistico in qualcosa che la società considera “vecchio”?

La verità è che ogni movimento artistico è anche un grande movimento culturale.

Infatti l’anziano ormai è stato decontestualizzato dalla società consumista, che vedendo il valore individuale in base alla sua produttività, l’ha espulso dalla storia.

Per questo i disabili del movimento degli Amici hanno deciso di dedicare i prossimi due anni artistici proprio agli anziani, per aiutare ad attuare una grande rivoluzione sociale. Come è stato per la donna e i bambini, così l’anziano ha bisogno di recuperare il suo giusto valore nella società moderna.

Così i disabili, attraverso l’arte, vogliono dimostrare come l’anziano sia tutt’altro che inutile. Titoli come “il cammino delle generazioni”, “gli anziani e la guerra”, “il lavoro antico degli anziani”, dimostrano come gli anziani hanno ancora molto da dire e da dare a questo società incancrenita dal consumismo.

Giorni importanti, quindi, in cui il movimento “Gli Amici” sta gettando le basi per una nuova e bellissima rivoluzione culturale e sociale.

Diego Romeo

sabato 25 gennaio 2014

Immigrazione. Che non vinca la discordia.

Come in una tragedia classica i personaggi della questione immigrati sono coinvolti in fatti che li sovrastano: le guerre e la povertà da cui si fugge, la crisi economica italiana, nata in un paese non governato – ingovernabile, lo smantellamento dello stato sociale.

In autobus qualche giorno fa sale un’anziana signora con disturbi del comportamento che inizia ad insultare gli immigrati. La furia provoca reazioni di sdegno, silenzi che sembrano complici di quell’aggressività, reazioni delle vittime degli insulti scomposte o dignitose, alcuni immigrati, la gran parte dei passeggeri, tentano una via comprensiva e gentile. Niente da fare la signora è furente, continua ad insultare con espressioni molto pesanti. Una delle sue vittime, una signora bruna vestita con un bel sari rosso e verde, dopo una breve reazione si mette a piangere. L’autobus si ferma e intervengono le forze dell’ordine: sei centauri dell’arma dei Carabinieri. L’imponente spiegamento di forze sorprende l’anziana signora che finalmente scende dall’autobus e si calma. Verrà ricoverata con un TSO in un reparto psichiatrico dell’ospedale più vicino. Il coro della nostra tragedia, composto dai passanti che osservano la scena dirà: “Unica vittoriosa è la crudele dea Discordia: gli immigrati saranno spinti al disprezzo per un paese dove non trovano spazio, noi, triste popolo, saremo spinti ad odiare le nostre leggi migliori (la legge Basaglia che ha chiuso i manicomi), la povera donna carica di anni e di follia sarà rinchiusa e quando uscirà nulla sarà cambiato.”

Io non posso che invocare le tre Horai, figlie di Zeus e di Temi, Dike (Giustizia), Irene (Pace) ed Eunomia (Buon Governo) aiutate da Mercurio, dio dell’intelligenza e della rapidità, perché, avendo studiato la storia so i frutti amari che porta la Discordia.

Luca Giordano