martedì 29 ottobre 2013

L'amore è più forte della morte. Sant'Egidio a Nettuno si fa carico del funerale di un homeless

Si chiamava Janos, era ungherese. Era uno dei primi amici che la Comunità di Sant'Egidio aveva accolto nei locali destinati all'emergenza freddo, aperti in via dell'Oratorio di Snta Rita, 2 da due anni, messi a disposizione dalla diocesi di Albano.
E' morto pochi giorni fa. Aveva solo 57 anni, ma la vita in strada aveva minato gravemente la sua salute. La cura - fatta di zuppe "ungheresi" , di abiti caldi, di un posto sicuro per dormire - con cui la Comunità di Sant'Egidio di Nettuno lo ha circondato negli ultimi anni, ha addolcito la sua vita negli ultimi tempi.
Attorno a lui si è creato un clima di simpatia, di solidarietà. Nel vicinato, tutti gli volevano bene. E quando è morto, in tanti si sono preoccupati di raccogliere i soldi per assicuragli un funerale degno di un amico, di un parente. Questo era diventato Janos per loro. E ieri c'erano tutti i suoi amici alla cerimonia nel santuario di Santa Maria Goretti.

sabato 19 ottobre 2013

Catania: aiuti, amicizia e lavoro comune per chi scappa dalla guerra

Un via vai continuo di gente, di buste piene di vestiti, di generi alimentari e di quanto necessario per i bambini. Nel salone della chiesa di Santa Chiara, sede della Comunità di Sant’Egidio a Catania, è quello che accade dopo la richiesta di aiuti per i rifugiati sbarcati a Catania. Chi è scappato dalla guerra, dalla fame e dalla povertà, ha trovato una città pronta ed accogliente: una città che ha sperimentato “il senso della responsabilità fraterna e dell’accoglienza”.

Cura, affetto e amicizia sono i tre punti cardine di giornate intense di lavoro per chi è arrivato sulle nostre coste.

La Comunità di Sant’Egidio e i Giovani per la Pace, in questi giorni, si sono ritrovati insieme al Palaspedini, luogo in cui sono stati accolti migranti e rifugiati, per creare un clima di amicizia e di simpatia necessaria per alleviare le ferite del cuore e la stanchezza del viaggio.

Anas, giovane siriano laureato in economia, ci dice che il suo sogno è continuare gli studi. Quando gli chiediamo della Siria, il suo sguardo diventa triste e ci dice: “spero di poter ricominciare nuovamente la mia vita ma senza dimenticare quello che mi sono lasciato alle spalle”.


Come a testimoniare che l’accoglienza è un fatto spirituale, si sono intensificati in questi giorni i rapporti della Comunità di Sant’Egidio con la comunità islamica.

Gli amici della comunità Islamica di Sicilia hanno infatti aperto le porte della Moschea a quanti sono arrivati dalla Siria, dando un riparo anche alle minoranze cristiane in fuga questo paese. La Comunità di Sant’Egidio, come segno di affetto e di vicinanza, ha provveduto a tutto il necessario per i migranti ospitati nella moschea, dai vestiti, alle scarpe, alle lenzuola.


Un grazie particolare e grande apprezzamento è arrivato nei confronti della Comunità di Sant’Egidio da parte dell’Imam della “Moschea della Misericorda”, nonché presidente della comunità Islamica di Sicilia, Kheit Abdelhafid.

giovedì 17 ottobre 2013

La povertà aumenta? Aiutaci a combatterla con un sms al 45596

Ancora pochi giorni per la campagna Acqua Lete per la Vita, per aiutare la Comunità di Sant'Egidio a fornire pasti caldi ai poveri.
AIUTACI ANCHE TU!
DONA UN EURO CON UN SMS AL 45596!
Guarda e diffondi questi video
GRAZIE!!






lunedì 14 ottobre 2013

Sant'Egidio di Palermo: solidarietà con i sopravvissuti del naufragio di Lampedusa



Interrogati dalla visita di Papa Francesco a Lampedusa dello scorso luglio che ha messo in luce il dramma dei migranti, interrogati dalle sue parole "Adamo dove sei?", "Dov'è il tuo fratello?", "Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca?", la Comunità di Sant'Egidio a Palermo all'indomani dell'immane tragedia di Lampedusa ha fatto visita ai profughi del naufragio ricoverati in alcuni ospedali della città. Abbiamo così fatto amicizia con 5 adulti di circa 25 anni tutti eritrei e una bambina siriaca di 8 anni ricoverata con la mamma, naufraghe dello sbarco di Ragusa della fine di settembre. Tutti hanno perso qualche amico o familiare nei naufragi. Nei loro occhi c'era tutta la paura e l'orrore di quei momenti. Per questo ci hanno chiesto di continuare ad andarli a trovare e così è nata un'amicizia fatta di simpatia e solidarietà. Abbiamo consentito attraverso i nostri cellulari che qualcuno di loro parlasse con i propri familiari emigrati in diverse parti d'Europa. 

Attorno a loro si è creata una spontanea rete di solidarietà fatta dalla comunità eritrea residente a Palermo, dei dottori e infermieri e di diverse associazioni di volontariato, segno che l'indifferenza può essere.