venerdì 30 novembre 2012

Happy Day, quello senza pena di morte ne' violenza nel mondo!

Questo il sogno - ma anche l'impegno - di migliaia di città nel mondo! Sono più di 1600 quelle che si sono legate alla Campagna delle Città per la Vita della Comunità di Sant'Egidio. E ieri sera è partita la maratona degli eventi nel mondo. Happy day, il canto diliberazione dei neri d'America, cantato da un coro Gospel, ha chiuso la manifestazione al Colosseo e aperto una giornata e un anno straordinari!

giovedì 29 novembre 2012

Sant'Egidio e 1600 città dicono NO alla Pena di morte. Segui gli aggiornamenti in diretta della Giornata Mondiale

Questa sera si apre la Giornata Mondiale delle Città contro la Pena di Morte. La Comunità di Sant'Egidio ha promosso dieci anni fa questo evento mondiale: il 30 novembre, ogni città che vuole dichiarare il proprio NO alla pena capitale, illumina un monumento o ospita un evento.
In dieci anni, da Roma, l'iniziativa ha abbracciato il mondo intero e oggi aderiscono quasi 1600 città. Su questa pagina pubblichiamo le notizie, le foto, e tutto il materiale presente, aggiornandolo nell'arco delle prossime ore. Seguiteci! Per dire Si ad un mondo libero dalla pena di morte e dalla violenza

sabato 24 novembre 2012

Sant'Egidio in preghiera con i sinti di Bolzaneto (Genova)


Il 17 novembre si è svolta una preghiera in memoria dei defunti della comunità sinta che da molti anni vive nel campo di Bolzaneto. L’amicizia della Comunità con questo gruppo di Sinti piemontesi è iniziata nel 1984. Molti degli adulti di oggi sono stati bambini delle scuola della pace e questo legame, vissuto con familiarità e  affetto, si è tramandato attraverso le generazioni di quanti hanno abitato e vivono ancora nel campo.
La preghiera si è svolta nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta del Serro, luogo di incontro  e amicizia con il quartiere, dove, in questi anni, i bambini e i ragazzi sinti hanno frequentato il catechismo e hanno ricevuto la prima Comunione e la Cresima.

giovedì 15 novembre 2012

Sant'Egidio e L'Arche: la forza dell'amicizia



Da tempo Gli Amici, i disabili della Comunità diSant'Egidio, e L'Arche, l'associazione fondata da Jean Vanier,  vivono una profonda amicizia: una sintonia che è cresciuta in anni di incontri a Roma e in tanti luoghi dove il movimento fondato da Jean Vanier è presente. 
Al centro di questo legame c'è l'intuizione che il Vangelo è per tutti e che può, e deve, essere annunciato alle persone con disabilità. È una scelta alla quale Gli Amici e L'Arche sono fedeli e che continua a dare frutti di amore e di comunicazione del Vangelo.
In questo spirito, venerdì 9 novembre Gli Amici di Roma hanno accolto di 120 rappresentanti de L’Arche  provenienti da Compiègne in Francia e che si trovavano nella capitale in occasione di un pellegrinaggio.
Durante il pomeriggio, in un clima di gioia e di festa, si sono susseguiti numerosi interventi durante i quali i rappresentanti dei due movimenti si sono confrontati sulle rispettive esperienze ed hanno ribadito insieme che, come recita il manifesto de Gli Amici, anche se “sembriamo deboli ed a volte facciamo fatica, [...] insieme abbiamo una grande forza e possiamo fare tante cose: Voler bene, cantare, dipingere, lavorare, aiutare ed aiutarci. Essere felici”.



Giovani e anziani. Un'amicizia impossibile?

Chiara, 15 anni, e Francesco, 90, dicono di no


Racconta Chiara: “la prima volta che con i giovani per la pace sono andata a trovare gli anziani in istituto non sapevo quello che avrei vissuto. Poi ho conosciuto Francesco…e non l’ho più lasciato! Con lui ho imparato tante cose ma soprattutto cos’è la guerra e i campi di concentramento, la fame e tutta la sofferenza che milioni di uomini hanno dovuto soffrire.
E’ bello passare il pomeriggio con lui che non smette mai di ringraziarci e di farci tanti complimenti. All’inizio credevo che fosse Francesco ad avere bisogno di compagnia ma ora non saprei come fare a meno di lui!”
Gabriele ,capitato quasi per caso a trovare gli anziani, ha conosciuto Enrichetta:  “Ricordo benissimo la prima volta che incontrai Enrichetta seduta sulla poltrona nella sua stanza spoglia e un po’ buia. Ci ha accolto con un sorriso e con una frase che mi ha cambiato la vita: "Quando venite a trovarmi questa stanza si illumina!” Improvvisamente quella domenica mattina, un giorno in cui non c’è molto da fare, è diventata importante. Enrichetta con la sua simpatia e il suo sguardo attento ha riempito le mie domeniche, ha dato senso a quelle giornate”.
 Quando c’è stato il terremoto a L’Aquila, tanti giovani per la pace sono voluti andare per aiutare gli anziani soli delle tendopoli. Racconta Claudia: “Nella tendopoli di Piazza d’Armi abbiamo conosciuto una “giovane” coppia di sposi che avrebbero celebrato il loro 77esimo anniversario di matrimonio di li a poco. La buona organizzazione del campo non bastava a scaldare il loro cuore triste per tutto quello che avevano perso. La nostra visita ha riportato il sorriso sui loro volti. Per questo abbiamo deciso di continuare a tornare a L’Aquila a trovare gli anziani anche quando l’emergenza è finita. L’amicizia non ha confini neanche di età”.



domenica 11 novembre 2012

Una soluzione anticrisi per gli anziani: vivere insieme


Cosa fare quando si è anziani e mancano le risorse economiche e fisiche per vivere da soli? Spesso si pensa che a questa domanda si possa rispondere soltanto con soluzioni di ripiego, come l'istituzionalizzazione, tristi, come la rassegnazione ad una vita di rinunce e di solitudine.
Sant'Egidio propone un'altra risposta e nel proporla la realizza: case dove anziani possano vivere insieme, condividendo le proprie risorse, e ricreando un clima di famiglia, necessario a tutti per vivere. Certo, in una famiglia non c'è mai una generazione sola: E allora la presenza simpatica e amica di giovani volontari, aiuta a rendere la vita insieme non solo una risposta razionale alla crisi ma una bellissima opportunità
Nel video, un'esperienza concreta, realizzata da qualche tempo a Roma.



venerdì 9 novembre 2012

Una serata per la Grecia.


L'8 novembre, la Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con Radio Kaos Italy e Percentomusica, ha promosso un concerto in favore della Grecia in un locale del quartiere di San Lorenzo, dove recentemente i giovani per la pace e gli universitari di Sant'Egidio hanno organizzato l'Africa flashmob. 
Alla serata hanno partecipato centinaia di giovani romani, desiderosi di ascoltare buona musica e di lanciare un messaggio di speranza e solidarietà alla popolazione europea più duramente colpita dalla crisi economica. I fondi raccolti saranno infatti donati all'Associazione Apostolìì, che ad Atene e in tutta la Grecia promuove numerosi progetti favore dei più bisognosi.

giovedì 8 novembre 2012

Sant'Egidio: lunedì prossimo Papa Benedetto XVI visita la casa "Viva gli anziani" a Roma


 Lunedì 12 novembre – alle ore 11.00 – Via Nicola Fabrizi, 2
Il comunicato stampa della Comunità di Sant'Egidio:

Il mondo invecchia. La speranza di vita alla nascita in Italia è di 79,2 anni per gli uomini e di 84,6 per le donne. In Giappone è di 80,5 per gli uomini e di 87,4 per le donne. In Europa i dati sono appena inferiori a quelli dell’Italia, che, con il Giappone, rappresenta la punta più avanzata delle conquiste contemporanee per l’allungamento della vita. Ogni anno, gli ultra-sessantacinquenni nel mondo aumentano di quasi un milione al mese. Oltre 700 milioni di persone nei paesi più ricchi. E’ l’età in più, l’età più lunga. Anche nel continente africano, dove la speranza di vita alla nascita è alterata, sull’intera popolazione, dall’AIDS, dalle guerre, dalla malnutrizione e dalla carenza di acqua pulita e sanità pubblica efficiente, si assiste all’aumento degli anziani sull’intera popolazione.

Le società più avanzate economicamente non hanno ancora una risposta consolidata per gli anni in più, che rischiano di innescare concorrenza e conflitto tra vecchie e nuove generazioni, e costosi e pesanti percorsi di isolamento e solitudine, pesantezza nei sistemi sanitari, in assenza di un progetto e di una cultura capace di valorizzare in maniera innovativa “gli anni in più”.

Il papa sceglie di visitare un’esperienza innovativa nel campo dei servizi agli anziani, inserita in un lavoro trentennale di umanizzazione della condizione degli anziani della Comunità di Sant’Egidio a Roma e nel mondo, in occasione dell’Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra Generazioni. Un’occasione speciale. Per un messaggio globale, che risponde a un bisogno profondo del nostro tempo.

LA VISITA DEL PAPA

Il Papa inizierà la sua visita nella Casa “Viva gli Anziani” a Roma, in via Nicola Fabrizi, 2, al Gianicolo, alle ore 11. Incontrerà inizialmente alcuni anziani profughi da Haiti e una delegazione della Comunità di Sant’Egidio. La visita inizierà dalla casa famiglia per persone autosufficienti e non autosufficienti, all’ultimo piano, che rappresenta un modello di assistenza di tipo familiare e sanitario 24 ore su 24. Successivamente Benedetto XVI visiterà anziani residenti in mini-appartamenti nella struttura, che godono di servizi comuni e che godono della protezione, in caso di emergenza, dell’assistenza prevista per la Casa-Famiglia.
Nel giardino interno il Papa incontrerà tutti i residenti nella struttura e rivolgerà un messaggio, trasmesso anche all’esterno della struttura da un mega-schermo. Benedetto XVI è stato invitato in maniera informale da alcuni anziani ospitati nella struttura creata dalla Comunità di Sant’Egidio per una visita a casa. L’incontro si concluderà dopo mezzogiorno.

Il servizio della Comunità di Sant’Egidio agli anziani a Roma
Fin dagli inizi, negli anni ’70, la Comunità di Sant'Egidio si è avvicinata al mondo degli anziani: li ha  incontrati nelle borgate di Roma e nel Centro storico. Apparivano come grandi malati di solitudine che chiedevano compagnia e sostegno. E' nata subito una simpatia, una sintonia con i loro problemi. Da allora questa amicizia è continuata negli anni con fedeltà, non solo a Roma e in Italia, ma in ogni paese del nord e del sud del mondo, dove la Comunità è presente. Oggi a Roma il servizio agli anziani ne raggiunge 18.000, seguiti da circa 800 volontari. Ci sono anche 100 piccole comunità di solidarietà e amicizia tra anziani. Gli anziani con la loro preghiera sono poi un grande sostegno alla Chiesa e ai sofferenti.
L’amicizia fra giovani e anziani
Ovunque nel mondo aumenta il numero degli anziani, ma la loro longevità, da più parti, è avvertita con crescente preoccupazione, fino ad assumere i caratteri di un vero  e proprio conflitto generazionale. E’ necessaria una “riconciliazione” tra generazioni diverse: i giovani e gli adulti hanno bisogno degli anziani e viceversa. Una società dove non c’è posto per gli anziani è disumana. Per questo la Comunità a Roma coinvolge centinaia  di adolescenti e di giovani nell’incontro con gli anziani, con visite anche negli istituti dove questi vivono. Tale incontro fa scoprire ai più giovani che la longevità è uno dei frutti migliori del nostro tempo, e agli anziani che c'è posto per loro nella nostra società, perché hanno ancora molto da dare in affetto, amicizia, senso della vita.
Aiutare gli anziani a vivere a casa propria.
E’ un impegno decisivo nel servizio. Infatti, nelle grandi città, l’isolamento, la riduzione dei membri del nucleo familiare, il costo elevato degli affitti, concorrono ad allontanare, alla prima crisi, chi è anziano dalla propria casa . L’istituzionalizzazione sembra a volte l’unica soluzione possibile e ragionevole, ma è una sistemazione che non rispetta, nella maggior parte dei casi, la profonda volontà degli anziani, che soffrono il distacco dal proprio ambiente familiare, dagli oggetti e dai ricordi della propria casa. Un aspetto importante dell’aiuto offerto dalla Comunità è il sostegno alle famiglie degli anziani, che spesso si ritrovano impreparate e disorientate di fronte alla malattia e alla non autosufficienza di un proprio parente. Un altro tratto significativo del servizio è ricostruire intorno agli anziani una rete di rapporti, con il vicino, il negoziante, l’amico, la parrocchia,  perché sono una risorsa per continuare a vivere a casa. E’ un servizio di monitoraggio e prevenzione delle emergenze, quali ondate di calore, freddo intenso, cadute, e di rafforzamento delle reti di supporto. Tale lavoro raggiunge tutti gli anziani over 75 residenti nei rioni di Trastevere, Testaccio ed Esquilino: coinvolge con la sua "rete di prossimità" più di 600 attori sociali (volontari, medici, portieri, commercianti, vicini, assistenti familiari). In questo modo si riduce in modo determinante l'isolamento sociale. I dati rilevano un calo della mortalità della popolazione anziana in questi  tre rioni di Roma: così si conferma che a casa si vive di più e meglio.
Visitare gli anziani in istituto
Vivere in una struttura geriatrica spesso significa sperimentare l'isolamento e l’abbandono, che tolgono motivi per vivere. Negli istituti, infatti, si muore quattro volte di più che a casa. La Comunità di Sant’Egidio è presente in centinaia di istituti in Italia, in Europa e in altri continenti,  con un servizio di compagnia, animazione, accompagnamento e cura pastorale.
La vicinanza amichevole ed assidua aiuta gli anziani a mantenere una vita di relazione, a non perdere i rapporti con l’ambiente esterno all’istituto e a conservare integra la loro personalità. La presenza della Comunità negli istituti per anziani fornisce anche uno stimolo e una proposta, affinché queste istituzioni possano svolgere al meglio i loro compiti . 
Le nuove soluzioni dell’abitare proposte dalla Comunità di Sant’Egidio
Ci sono anziani che si trovano nell’impossibilità di vivere a casa propria, per il ridotto grado di autonomia, per la perdita di un alloggio, per conflitti familiari, povertà economica… In questa prospettiva, per ridurre il numero dei ricoveri in mega-strutture, sono state attuate soluzioni alternative, esperienze di cohousing, che, nel tempo hanno dato vita ad un modello articolato per rispondere ai bisogni abitativi della popolazione anziana: convivenze di anziani, condomini protetti, case famiglia.
Solo a Roma sono più di 300 gli anziani ospiti in queste varie tipologie di case.

Anziani che vivono insieme
Ci sono anziani soli che dispongono della propria casa ma perdono la salute e non sono più completamente autosufficienti; altri che hanno un reddito da pensione ma non possono permettersi il costo di un’abitazione, altri che godono di buona salute ma sono completamente privi di mezzi finanziari. La Comunità di Sant’Egidio ha aiutato a mettersi insieme e accompagna i percorsi di convivenza, permettendo così di evitare l’inevitabile istituzionalizzazione.
Gli anziani mettono insieme le proprie risorse economiche ed abitative, vivendo in case che garantiscono migliori condizioni di vita. Sono ubicate nel centro della città, non lontano dai luoghi significativi per gli anziani: i negozi, il mercato, la chiesa. Queste esperienze sono aiutate da persone più giovani della Comunità.  Rappresentano anche una esperienza di collaborazione e integrazione tra le generazioni.  Queste esperienze sono cresciute negli ultimi due anni a Roma per far fronte anche all’acuirsi della crisi economica, in diversi quartieri, da Ostia al Tufello, da Garbatella a Torrenova. Si sostengono in questo modo 150 anziani.

Condomini protetti
Si tratta di intere palazzine di mini-appartamenti (40 – 60 mq ciascuno) per una o due persone, dedicati ad anziani autosufficienti, ma con una fragilità dal punto di vista abitativo (senza casa, sfrattati, persone sole). A questi ospiti sono offerti dei servizi comuni ed un sostegno nei problemi della vita quotidiana. E’ un modo per continuare a vivere in una casa, stando però in un ambiente protetto. Sono più di 100 gli anziani ospitati nei condomini protetti della Comunità.

Case famiglia
Sono pensate per persone con una ridotta autonomia funzionale, impossibilitati a rimanere a casa propria, per mancanza di alloggio o di risorse economiche sufficienti, di relazioni interpersonali significative..
Gli anziani ospiti trovano un ambito familiare. Gli ambienti sono arredati in modo non anonimo; gli ospiti sono incoraggiati a  portarvi i loro mobili. L’assenza di barriere architettoniche, i tanti ausili, aiutano a non perdere la propria autonomia.
Tali case assicurano innanzitutto una vita relazionale umana, fatta di scambi con altre generazioni, come in una famiglia ricomposta. Restituiscono un senso alla vita ed assicurano nel contempo un'alta qualità di cure. In esse sono accolti a Roma 50 anziani.

La visita del Papa alla casa “Viva gli Anziani” di via Nicola Fabrizi 2, al Gianicolo
La casa “Viva gli Anziani” di via Nicola Fabrizi, inaugurata nel gennaio 2009, oggi ospita 28 anziani, è un’ espressione particolarmente felice di una tipologia abitativa che combina una casa famiglia, anche per non autosufficienti, con i condomini protetti. Così gli ospiti dei mini appartamenti possono avere, oltre agli altri servizi,  un collegamento permanente con gli operatori della casa famiglia, presenti 24 ore su 24.

lunedì 5 novembre 2012

La crisi è un "aumento di pena" per chi è in carcere. Noi cerchiamo di rispondere....

L'emergenza nelle carceri italiane cresce a causa del sovraffollamento (oltre 67.000 persone), ma anche per l'impoverimento della popolazione detenuta. Aumenta infatti il numero dei nullatenenti sia tra i detenuti italiani - spesso soli, malati, senza una rete familiare - sia tra i reclusi migranti giovani.
A causa della crisi economica che attraversa il nostro Paese (e anche per le difficoltà dell'Amministrazione Penitenziaria) dal 2009 abbiamo intensificato le distribuzioni di generi di prima necessità e abbiamo portato aiuto in 45 Istituti Penitenziari.
Ora, con i primi freddi, ripartiamo dal carcere romano di Regina Coeli per la distribuzione di indumenti invernali. Da venerdì 2 novembre abbiamo iniziato a distribuire felpe calde e continueremo anche nei primi giorni di questa settimana, per proseguire nelle settimane successive con i detenuti e le detenute delle altre carceri romane. In carcere serve tutto: incontriamo ragazzi con i pantaloni corti e le canottiere e persone che mancano del sapone e dello spazzolino da denti. Alcuni indossano gli stessi abiti di giorno e di notte.
Durante i colloqui ascoltiamo domande di amicizia e sostegno, molti ci chiedono aiuto per telefonare alle famiglie, o consiglio per poter andare in comunità terapeutica, altri vorrebbero essere trasferiti per poter tornare nella zona da cui provengono, più vicini alle loro famiglie, altri ancora, stranieri, desiderano mettersi in contatto con i loro consolati. Sempre più numerose le richieste di aiuto concreto, oltre agli indumenti e alla biancheria sono richiesti i generi di pulizia personale e per le celle, gli occhiali, i farmaci di fascia C, e altro ancora.
L'amicizia continua attraverso la corrispondenza con tanti detenuti. Per questo ritorneremo sabato 10 novembre al carcere di Sulmona a salutare chi non vediamo da tanto tempo e a portare felponi, molto necessari per il clima rigido della zona. Oltre alla distribuzione di abbigliamento, insieme alla direzione dell'Istituto stiamo organizzando un momento di socialità e di festa e, in via del tutto eccezionale, sarà permesso a tutti di partecipare a una buona merenda insieme.

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Amici in carcere - Comunità di Sant'Egidio 

Liberare i prigionieri - Una campagna della Comunità di Sant'Egidio
 

sabato 3 novembre 2012

Nessuno è straniero: in tanti ricordano il giovane Mohammed, ucciso a Roma mentre sognava un posto di lavoro

Roma: Una preghiera all'aperto nel Parco degli Acquedotti, luogo dell'omicidio di un giovane egiziano, Mohammed  Abdelhalim Maahrouf, ha raccolto oggi pomeriggio un centinaio di persone, su invito della Comunità di Sant'Egidio, che ha voluto con questo gesto esprimere il bisogno di una città senza violenza e indifferenza.
il giovane immigrato - di nazionalità egiziana, anche se inizialmente identificato come sudanese - è stato ucciso proprio in quel luogo, cinque giorni fa, dopo aver incontrato un suo ex datore di lavoro italiano, nella speranza di regolarizzare la sua situazione.

Una storia tragica e violenta, davanti a cui non si poteva restare indifferenti.
"Quest'uomo straniero, rischiava di rimanere anonimo e quindi dimenticato" ha sottolineato il parroco di San Policarpo "ma noi vogliamo ricordarlo nella preghiera e sentire vicino".

E la presenza di tanti - famiglie, giovani, associazioni del quartiere, i parroci di alcune parrocchie vicine - ha reso evidente l'esigenza che a Roma si impari l'arte del convivere, che si affermi un clima di pacifica convivenza, che si viva insieme in pace.
Come ha sottolineato don Gino Biolchini, che ha presieduto la preghiera: "Come l'apostolo dice che non c'è giudeo né greco, noi oggi cristianamente vogliamo dire nessuno è straniero. Possiamo fermare la violenza con la preghiera. Anzi, vogliamo essere uomini e donne nuove per vivere la pace, e deporre ogni violenza dal nostro cuore". 

Alla fine un sentito e commovente abbraccio di pace e un silenzioso corteo fino al luogo dell'omicidio, dove una bambina ha deposto dei fiori, segno di speranza.