martedì 28 agosto 2012

Il TAR sospende lo sgombero del Campo di Tor de Cenci a Roma

Il Tar del Lazio ha accolto l’istanza cautelare presentata da alcune famiglie Rom di Tor de Cenci, difese dagli Avvocati Nicolò e Natalia Paoletti, e ha sospeso l’esecuzione dell’ordinanza del Sindaco di Roma che prevedeva lo sgombero di “persone e cose” dal campo attrezzato per il 28 agosto.


Il 2 agosto, dopo aver “trasferito” una parte degli abitanti e aver distrutto con le ruspe 35 container, il Comune aveva infatti notificato un’ordinanza di sgombero ai restanti abitanti.

La Comunità di Sant’Egidio aveva sottolineato da tempo e in diverse sedi come fosse più utile e meno costoso riqualificare il campo attrezzato di Tor de Cenci piuttosto che sgomberarlo e distruggerne le attrezzature: innanzitutto per salvaguardare gli sforzi di integrazione di oltre 150 bambini e ragazzi del campo inseriti nelle scuole del territorio (dall’asilo alle superiori).

In un comunicato stampa, la Comunità di Sant'Egidio ha sottolineato come la decisione del Tar dimostra come alcuni convincimenti si basino sulla conoscenza della realtà, il buon senso e una cultura che cerca il bene comune e non il facile consenso e non siano né “falsità e attacchi politici”, né tantomeno “posizioni irrealistiche”, come affermato recentemente dai vertici della giunta capitolina. Tanto sono concrete e precise che il Tar, oltre a sospendere lo sgombero, ha sottolineato il “dovere dell’amministrazione di adottare tutte le misure idonee a ripristinare, almeno temporaneamente, adeguate condizioni igienico-sanitarie nel Campo Nomadi e nelle aree circostanti”.

Siamo consapevoli - conclude il comunicato stampa - che “chi governa sceglie le politiche da attuare”, ma i cittadini e le associazioni hanno la libertà, il diritto e il dovere di vigilare su queste scelte e di esprimere il proprio parere.

lunedì 20 agosto 2012

La Comunità di Sant' Egidio al Centro d’accoglienza di Isola di Capo Rizzuto per un’estate di solidarietà


Un'estate di solidarietà, è quella che hanno voluto vivere una ventina di giovani della Comunità di Sant'Egidio provenienti da Roma, presso il Centro d’Accoglienza CARA di S. Anna di Isola di Capo Rizzuto. Un lavoro di sostegno e di educazione alla pace che da anni coinvolge centinaia di bambini in tutto il mondo e che quest’anno ha raggiunto i bambini della ludoteca ma anche tutti gli ospiti che frequentano la scuola di alfabetizzazione e i vari laboratori del Centro.
Gli educatori provenienti quasi tutti da Roma hanno potuto conoscere le strutture della ludoteca, della Scuola, hanno visitato i vari laboratori, soffermandosi su quello di pittura e su quello dedicato alle donne. Hanno potuto così conoscere anche gli operatori della Misericordia che da anni si occupano di accogliere nel migliore dei modi i migranti richiedenti asilo politico e i loro figli.
Queste le dichiarazioni di Paolo Impagliazzo, responsabile del gruppo: “Attività e giochi con i bambini del campo e lezioni di italiano con gli adulti sono state le iniziative di questi giorni cominciate con una festa all'aperto con i bambini che ha coinvolto anche tanti giovani afgani e pakistani del centro. Giochi e attività ma la festa più grande per i bambini è stata la gita a Le Castella a prendere un gelato: una comitiva un po' speciale di "turisti" per respirare un clima di vacanza e di normalità.
Proprio in questi giorni è arrivata una nave con profughi siriani provenienti dalla Turchia. Adulti e bambini impauriti che non hanno perso la voglia di cantare, ballare e sorridere al suono di chitarra e tamburo. C'è stato spazio anche per incontrare gli immigrati cristiani del centro e di fare gli auguri per il ramadan ai tanti immigrati musulmani.
Sabato la settimana si chiuderà con le olimpiadi dei giochi per i più piccoli e con una preghiera dal titolo "morire di speranza" in memoria di tutti gli immigrati che hanno perso la vita tentando di raggiungere l'Europa con i viaggi della speranza”
Domenica il gruppo ha partecipato alle ore 20:00 alla S. Messa nel Santuario di Capo Rizzuto dove il responsabile ha presentato alla Comunità di Isola il gruppo e le ragioni della loro visita.
Un’estate di solidarietà, ci hanno spiegato Mira e Paolo che fanno parte della delegazione, è una delle tante iniziative della Comunità di Sant'Egidio per l'estate: un'estate che sia sempre più momento di solidarietà, di costruzione della società del vivere insieme.
Un altro piccolo segno per mettere un argine alle varie disumanità che questi bambini hanno vissuto nei loro paesi di origine e durante un viaggio difficile ma colmo di speranze.

Comunità di Sant'Egidio su Cathopedia

Conosci la Comunità di Sant'Egidio su Cathopedia, l'enciclopedia cattolica on-line

La Comunità di Sant’Egidio opera per la pace



“Le armi non sono la soluzione. Il dialogo, il negoziato, la tutela della pace sociale sono le soluzioni”: è stato questo il cuore dell’ ‘appello di Roma’, un documento firmato da 11 piattaforme dell'opposizione siriana, concordato con la Comunità di S. Egidio. Il testo ha lanciato la necessità di una ‘soluzione politica’ per la Siria chiedendo di abbandonare i combattimenti. Il presidente della Comunità di S. Egidio, Marco Impagliazzo, ha sottolineato: “Non e' troppo tardi per salvare il Paese! Pur riconoscendo il diritto dei cittadini alla legittima difesa, ribadiamo che le armi non sono la soluzione. Occorre rifiutare la violenza e lo scivolamento verso la guerra civile che mettono a rischio lo Stato e l'identità nazionale. Crediamo che la comunità internazionale abbia la forza e le capacità necessarie per trovare un consenso che sia la base di un'uscita politica dall'attuale drammatica crisi''. Quindi la Comunità di S. Egidio, dopo l’esperienza di pace operata negli anni ’90 nel Mozambico, si ripropone come interlocutore credibile di pace nello scenario internazionale.


Nell’appello infatti si legge che la Siria sta vivendo la crisi più drammatica della sua storia. La scelta della soluzione militare, che non tiene conto delle richieste della rivolta di libertà e di dignità del popolo siriano, ha portato alla diffusione della violenza, alla perdita di troppe vite umane e a distruzioni generalizzate. E le associazioni firmatarie dell’appello hanno ribadito che non sono neutrali: “Siamo parte del popolo siriano che soffre per l’oppressione della dittatura e la sua corruzione. Siamo fermamente contrari a qualsiasi discriminazione su base confessionale o etnica, da qualunque parte venga. Siamo per una Siria di uguali nella cittadinanza. Vogliamo che la Siria in futuro sia patria per tutti, capace di rispettare la vita e la dignità umana, nella giustizia… Non è troppo tardi per salvare il nostro Paese! Pur riconoscendo il diritto dei cittadini alla legittima difesa, ribadiamo che le armi non sono la soluzione. Occorre rifiutare la violenza e lo scivolamento verso la guerra civile perché mettono a rischio lo Stato, l'identità e la sovranità nazionale… Non possiamo accettare che la Siria si trasformi in un teatro di scontri regionali e internazionali… Ci rivolgiamo a tutte e a tutti coloro che lottano per il cambiamento democratico in Siria, a qualunque parte essi appartengano: per porre in essere un dialogo e un coordinamento tra di noi che avvii rapidamente la Siria ad una fase transitoria verso la democrazia, sulla base del patto nazionale comune”.
Ma l’azione di pace della Comunità di S. Egidio ha il suo svolgimento centrale soprattutto in Africa, come il Camerun, dove è da tempo impegnata nel migliorare le condizioni di vita dei detenuti in molti paesi africani, donando un mulino al carcere di Tcholliré. Da molto tempo in questa struttura carceraria stava affrontando un serio problema: l'impossibilità di macinare la farina di miglio con cui vengono preparati i pasti che ha costretto i detenuti a trascorrere anche interi giorni senza mangiare: “Oggi possiamo mangiare ogni giorno grazie alle azioni della Comunità che per anni è sempre stata attenta alla nostra sofferenza", ha detto Luc, un detenuto. Anche nel Malawi la Comunità di Sant’Egidio è presente con il programma ‘Dream’, con l’inaugurazione della prima pietra della futura casa della Comunità di Blantyre.
L’arcivescovo Tarcisius Ziyaye ha presieduto la celebrazione che ha dato il via ai lavori di costruzione della sede, dicendo: “La Comunità di Sant’Egidio, col programma DREAM e le tante comunità sparse ovunque, é un grande dono per questo paese. Voi stessi siete la vera casa costruita sulla roccia, come ci insegna il Vangelo. Tutti, non solo la Comunità di Roma, siamo chiamati a contribuire perché la sede che qui costruirete possa accogliere tanti ed essere aperta a tutti”. Infine nel Malawi è stata inaugurata la piccola casa della Comunità di Liwonde, un villaggio a pochi kilometri da Zomba, l’antica capitale del paese, durante il primo Convegno Nazionale dei rappresentanti dei villaggi dove la comunità è presente. La presenza di Sant’Egidio nei villaggi malawiani é una rete capillare ed estesa da Karonga, estremo Nord del paese, sino a Nsanje, all’estremità meridionale. Durante il Convegno una delegazione della Comunità di S. Egidio è stata ricevuta dalla prima Presidente donna della Repubblica, Joice Banda, che ha ringraziato per l’intenso lavoro che la Comunità svolge da anni per il paese, mostrando particolare interesse per la crescita del Programma ‘Dream’ e per la capacità di sostenere lo sviluppo umano e culturale del Malawi.
Continuando il tour africano la Comunità di Sant’Egidio ha svolto nella capitale della Costa d’Avorio, Abidjan, un seminario sul tema della pace e la campagna contro un clima di violenza diffusa che si è impadronito di numerosi settori della società dopo un lungo periodo di crisi politica e sociale, culminata nella guerra di un anno fa dopo il ballottaggio delle presidenziali. La Comunità ha offerto quattro testimonianze di come si possono sanare tante ferite del tessuto sociale e civile: la vicinanza ai bambini di strada aiutati a tornare nelle loro famiglie, i bambini delle bidonville di differenti nazionalità che crescono in un clima di amicizia nelle Scuole della Pace, gli anziani abbandonati a cui viene ricostruita la casa e un ambiente familiare attorno. L'invitato speciale di Roma, padre Philippe Zongo, ha invitato tutti i presenti ad essere ‘artigiani di pace’ cominciando dall'amicizia con i più poveri: “è la strada per liberarsi da una ‘dittatura del materialismo’ che obbliga a pensare solo a se stessi e divide sempre più la popolazione ostacolando la costruzione della pace e l'avvio di una vera riconciliazione. I giovani possono offrire un nuovo umanesimo; tutto il mondo può aiutare a cambiare. L’Africa ha una speranza e vuole rinascere”.
Simone Baroncia
da : korazym.org

sabato 18 agosto 2012

Chi siamo: la Comunità di Sant'Egidio


La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più di 60.000 persone, impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in 73 paesi dei diversi continenti. E' riconosciuta dalla Santa Sede come "Associazione pubblica di laici della Chiesa". Le differenti comunità, sparse nel mondo, condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant’Egidio:

La preghiera, centro e luogo primario dell’orientamento complessivo della vita comunitaria.

La comunicazione del Vangelo, cuore della vita della Comunità, che si estende a tutti coloro che cercano e chiedono un senso nella vita.

La solidarietà con i poveri, vissuta come servizio volontario e gratuito, nello spirito evangelico di una Chiesa che è "Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri" (Giovanni XXIII).

L'ecumenismo, vissuto come amicizia, preghiera e ricerca dell'unità tra i cristiani del mondo intero.

Il 
dialogo, indicato dal Vaticano II come via della pace e della collaborazione tra le religioni, ma anche come modo di vita e come metodo per la riconciliazione nei conflitti.
 
Come è nata

La Comunità di Sant'Egidio è nata a Roma nel 1968, per iniziativa di un giovane, allora meno che ventenne, Andrea Riccardi. Iniziò riunendo un gruppo di liceali, come era lui stesso, per ascoltare e mettere in pratica il Vangelo. La prima comunità cristiana degli Atti degli Apostoli e Francesco d'Assisi sono stati i primi punti di riferimento.
Icona della Pentecoste
Chiesa di Sant'Egidio
Santuario Francescano del Presepio - Greccio (Rieti)
Vero ritratto di San Francesco
Il piccolo gruppo iniziò subito ad andare nella periferia romana, tra le baracche che in quegli anni cingevano Roma e dove vivevano molti poveri, e cominciò un doposcuola pomeridiano (la “Scuola popolare”, oggi “Scuole della pace” in tante parti del mondo) per i bambini.
Le baracche accanto al Cinodromo - Roma, 1968
Da allora la comunità è molto cresciuta, e oggi è diffusa in più di 70 paesi di 4 continenti. Anche il numero dei membri della comunità è in crescita costante. Oggi sono circa 50.000, ma è assai difficile calcolare il numero di quanti in modo diverso sono raggiunti dalle diverse attività di servizio della comunità, come pure di quanti collaborano in maniera stabile e significativa proprio al servizio ai più poveri e alle altre attività svolte da Sant'Egidio senza farne parte in senso stretto.



Sant'Egidio