lunedì 20 novembre 2017

I nuovi poveri in uno speciale di RAINews24 da rivedere #GiornataMondialedeipoveri

In studio Daiana Paoli e  Paolo Ciani della Comunità di Sant'Egidio hanno dato voce ai poveri che papa Francesco ha voluto mettere al centro  della vita della Chiesa e dell'attenzione del mondo. Ma anche alle tante iniziative di solidarietà che non mancano e di cui speso si parla tanto poco.
Un servizio interessante da rivedere, per comprendere meglio il mondo della povertà.
"I poveri sono un popolo.  - ha spiegato infatti Paolo Ciani - Noi ci facciamo prossimi andando in strada, portando aiuti concreti, cibo, bevande calde... ma poi ci fermiamo a parlare con loro e scopriamo tanti lati umani: persone che hanno perso il lavoro, o hanno problemi in famiglia. Si può scivolare nella povertà da situazioni di normalità. I poveri non sono una categoria a parte, ma persone normalissime scivolate per tanti motivi in una situazione di bisogno".
Il servizio accompagna la Giornata voluta dal papa e in qualche modo ne sottolinea le parole: "L’omissione è  il grande peccato nei confronti dei poveri. Qui assume un nome preciso: indifferenza. È dire: “Non mi riguarda, non è affar mio, è colpa della società”. È girarsi dall’altra parte quando il fratello è nel bisogno, è cambiare canale appena una questione seria ci infastidisce, è anche sdegnarsi di fronte al male senza far nulla. Dio, però, non ci chiederà se avremo avuto giusto sdegno, ma se avremo fatto del bene". (Il testo completo dell'omelia di papa Francesco su Vatican.va)


giovedì 16 novembre 2017

La Caffetteria dell'Amicizia

di Stefano Pasta

Ogni sabato e lunedì mattina una ventina di senza dimora frequentano la Caffetteria dell’Amicizia che la Comunità di Sant’Egidio ha aperto da settembre presso la propria sede in via Olivetani a Milano.Gli “amici di strada”, come qui chiamano i clochard, arrivano per usufruire della doccia e fare colazione, ma soprattutto per passare alcune ore tra amici, chiacchierando mentre si sorseggia il caffè attorno a una tavola imbandita. «Prepariamo tutto – dice Ulderico Maggi – insieme ai senza dimora: spalmare la marmellata, curare la moka sui fornelli, preparare le ciabatte pulite per il bagno. Sono tutte operazioni che creano un legame con il luogo e le persone che lo frequentano». Alla Caffetteria si incontrano la ragazza che ha rotto con la famiglia, il lombardo finito per strada dopo la separazione, tanti che hanno perso il lavoro, il profugo escluso dai centri d’accoglienza. Si tratta di persone che dormono nelle Stazioni di Garibaldi e Cadorna, o nelle vie del Centro di Milano, conosciute dalla Comunità durante la distribuzione dei panini alla sera. 
«Storie diverse – sottolinea Maggi – ma accomunate dalla solitudine, che è la grande ferita di chi vive per strada». La Caffetteria nasce per questo: qui ciascuno ha un nome, un compito e soprattutto degli amici. Maggi fa una proposta: «Abbiamo bisogno di aiuto e per questo proponiamo ai milanesi di vivere la Giornata mondiale dei poveri, indetta da Papa Francesco per il 19 novembre, trascorrendo un sabato mattina con noi alla Caffetteria». È un invito valido per tutti, non è riservato agli “specialisti” della carità, «anzi è rivolto soprattutto a chi non ha ancora scoperto la bellezza dell’amicizia con i poveri». Per aiutare alla Caffetteria, scrivere
a santegidio.milano.volontari@gmail.com.


da "Avvenire", 8 novembre 2017

venerdì 10 novembre 2017

Periferia: cultura e arte a Torbellamonaca

Per chi pensa che la periferia sia solo sinonimo di degrado, esclusione e violenza, una notizia per ricredersi. 
Da quasi 10 anni, a Torbellamonaca, periferia Est di Roma, la Comunità di Sant'Egidio ha aperto un Laboratorio Museo di Arte Sperimentale. Nei locali del museo, in Via dell'Archeologia 74, è in corso in questi giorni la mostra "La Forza degli anni", che raccoglie una selezione di opere realizzate dagli artisti diversamente abili dei Laboratori d’Arte della Comunità di Sant’Egidiocimentatisi quest'anno con l'universo anziani. Le opere affrontano temi quali l’alleanza tra le generazioni, il valore della memoria e soprattutto propongono alternative all’istituzionalizzazione degli anziani, suggerendo di guardare alla fragilità (degli anni ma anche delle diverse condizioni di disabilità) come ad un valore prezioso da difendere. In questi giorni molti studenti stanno visitando la mostra e rimangono colpiti dalla profondità delle opere e dalle parole degli artisti. 

Dopo la visita alcuni ragazzi hanno scritto sul registro del museo: "Ognuno ha bisogno di essere ascoltato e questo è il posto giusto per sentirsi ascoltati" (Filomena) ; "Mai stati soli, mai lo saremo e mai lo sarete, questo posto ne è la prova" (Alice). 
All’incontro-dibattito di mercoledì 8 novembre "Invecchiare insieme in una città per tutti" sono state proposte soluzioni creative per pensare la vecchiaia in modo nuovo e vivere a casa propria come modello più umano e sostenibile. Venerdì 10 novembre alle ore 16.30 ci sarà la premiazione delle opere più votate alla presenza degli artisti, del professore Alessandro Zuccari dell’Università La Sapienza di Roma e dei rappresentanti del Municipio Roma VI.


Simona Silvestre

martedì 31 ottobre 2017

Date una famiglia a chi non ce l'ha. Dieci anni fa moriva don Oreste Benzi

«Date una famiglia a chi non ce l’ha», ripeteva don Oreste Benzi ai suoi amici della Comunità Papa Giovanni XXIII, da lui fondata quasi 50 anni fa. E oggi, a dieci anni dalla morte di don Oreste, si tiene a Rimini il convegno «Una vita per amare», in cui dialogheranno sull'eredità spirituale del prete romagnolo, amico dei poveri e delle schiave “vittime della tratta”, Giovanni Paolo Ramonda, Marco Impagliazzo, Matteo Truffelli, Mario Giro, Anna Maria Furlan, Lucia Bellaspiga e tanti altri.
Ricordando i 10 anni della morte di don Oreste, mi ha colpito questa frase, che diceva ripensando al '68, quando stava prendendo corpo quell'esperienza di fede e di servizio che sarebbe divenuta la Comunità Papa Giovanni XXIII: «Quanti giovani vecchi ho visto nella mia vita, incendiari al liceo, ma poi al primo salario, entrati nelle stanze del comando, tutti pompieri. Il loro dorso diventava flessibile, dove si poteva fare carriera. Perché? Perché la loro rivoluzione era contro, non per».
Ecco questo è stato don Oreste: un prete che ha sognato di cambiare il mondo con il Vangelo. Per questo la sua eredità non è invecchiata ed è ancora così preziosa.


mercoledì 18 ottobre 2017

Da profughi ad ambasciatori di conoscenza e pace

Questa è una notizia che metterà in fuga i profeti di sventura. Anzi probabilmente non riusciranno a leggerla per intero. 
Grazie alle borse di studio del progetto universitario STAR - students at risk -  8 ragazzi provenienti da paesi disagiati dell'Africa e dell'Asia, frequenteranno le facoltà scientifiche dell'Università di Brescia. Si tratta di tre siriani, arrivati in Italia coi corridoi umanitari, due etiopi, un gambiano, un nigeriano, un sudanese. Ma attenzione, nessun favoritismo o corsia preferenziale per loro! Infatti gli 8 neostudenti della Statale di Brescia hanno partecipato a una selezione, superata grazie alla loro preparazione. Per fare un esempio, il ragazzo del Gambia, il cui viaggio verso l'Italia è durato un anno e mezzo, studiava microbiologia e nei prossimi giorni inizierà il corso di Ingegneria. 
Non possiamo che lasciare la parola al rettore Maurizio Tira, che dando il benvenuto ai borsisti, ha lanciato un appello agli altri atenei e ai privati, perché sostengano il progetto e lo rendano un'eccellenza per la ricerca italiana: "Questi giovani - ha affermato - potranno diventare ambasciatori non solo di conoscenza, ma anche di pace".