domenica 20 novembre 2016

Auguri a tutti i bambini!

Il 20 novembre si festeggia la Giornata Universale dei Bambini. Per questo rivolgiamo un pensiero a tutti i bambini del mondo, augurando loro di crescere bene, di realizzare i propri sogni... come è accadito a Cuong, giovane cambogiano, che ci ha scritto: 


"Mi chiamo Cuong, ho 27 anni, vivo a Phnom Penh in Cambogia. Sono nato nel distretto di Takhmao, nella provincia di Kandal. 

I miei genitori sono morti quando ero piccolo ed ho vissuto tutta la mia infanzia a casa di mio zio. Ho iniziato a frequentare la scuola ma in Cambogia studiare è costoso, ci sono poche scuole e pochi maestri, perché negli anni del genocidio sono stati uccisi il 99% degli insegnanti. Mio zio non aveva un impiego fisso e sapevo bene che, come la maggior parte dei bambini nel mio paese, non mi sarei potuto diplomare, anche se ero il più bravo della mia classe. Un giorno, nel 2003, il mio maestro, alla fine della lezione mi ha preso da parte e mi ha spiegato che sarei stato adottato a distanza: qualcuno dall’Italia mi avrebbe aiutato a proseguire gli studi. Da quel giorno ho ricevuto regolarmente un sostegno alimentare, le cure mediche in caso di bisogno e soprattutto ho potuto continuare gli studi. Mi sono diplomato a pieni voti e sono riuscito a realizzare il mio sogno: iscrivermi alla facoltà di medicina presso l’Università Internazionale di Phnom Penh. Oggi, sono medico e lavoro in un ambulatorio al centro della città".

sabato 19 novembre 2016

Ecco un motivo per festeggiare la Giornata per i diritti dell'infanzia

Il pensiero va alla Giornata per i diritti dell’infanzia del 2009: il giorno prima (19 novembre), 350 persone rom romene erano state sgomberate dalla baraccopoli di via Rubattino a Milano. Tra loro decine e decine di bambini, 36 dei quali frequentavano le scuole del quartiere. Uno sgombero duro, contro il quale si mosse un'alleanza di famiglie, insegnanti, cittadini. 

Da quel tragico giorno, con la forza della solidarietà, è nata una straordinaria storia di amicizie che hanno messo radici sempre più profonde. Non era solo la Comunità di Sant'Egidio a camminare a fianco degli amici rom, ma tante persone, diverse tra loro, unite dallo stesso desiderio di giustizia e di condivisione. Scuola, casa, salute e lavoro sono stati i traguardi raggiunti da una sessantina di famiglie.

Anamaria, Cristina, Georgel, Iosif, Petru, Florina, Roberta e tanti altri bambini allora impauriti che passavano da uno sgombero all’altro, da una scuola all’altra, oggi sono studenti delle superiori. Un percorso difficile in cui i loro diritti di bambini sono stati tutelati con forza e impegno. Le loro storie rendono concreta la Giornata per i diritti dell’infanzia. Oggi li possiamo vedere impegnati negli studi, lontanissimi ormai da un destino di miseria, e li incontriamo anche nei luoghi del servizio o impegnati in attività sportive.

Una di loro, Anamaria, ha compiuto 15 anni nei giorni scorsi, e il regalo per lei è stato un tablet necessario per gli studi, che le abbiamo portato alla festa di compleanno nella bella casa, dove vive con la famiglia. Georgel e Florina invece hanno voluto essere fotografati nella cucina di casa con l’abbigliamento immacolato della scuola per cuochi che frequentano. Alex, studente al terzo anno di un istituto per grafici, si è recato più volte a fare servizio al Memoriale della Shoah dove Sant'Egidio accoglie i profughiDice: “Vengo qui perché incontro ragazzi della mia età che non hanno avuto la fortuna che ho avuto io, so cosa significa non avere una casa e non poter andare a scuola. Cerco di aiutarli a non sentirsi soli”. Cristina invece gioca in una squadra di pallavolo e non perde un allenamento. Alina preferisce andare a spasso con le amiche italiane, guadagnandosi i suoi spazi di adolescente in opposizione ai genitori, che la povertà ha costretto a passare da bambini a adulti e faticano a fare fronte a un’età sconosciuta per la loro generazione.


I loro fratelli più piccoli sono all’asilo nido, alla scuola materna, elementare e media. Più di 150 bambini che possono vivere un presente positivo immaginare il loro futuro, da Elisabetta che sogna di guidare gli autobus, a Fabrizio che si immagina calciatore.


Proprio il 19 novembre 2016, a sette anni di distanza da quel brutto sgombero, molti rom e italiani, tutti milanesi, si sono ritrovati insieme per festeggiare il battesimo di Alessia Stefania: è l'ultima dei tanti bambini che in questi anni si sono aggiunti alla famiglia dei "rom di Sant'Egidio".

di Stefano Pasta

mercoledì 9 novembre 2016

Verso il Giubileo dei senza dimora

Il Giubileo straordinario della Misericordia si avvia alla conclusione. Ma prima della chiusura delle Porte Sante, quest'anno eccezionalmente aperte in tutto il mondo, non poteva mancare proprio a Roma un Giubileo dedicato ai poveri. Arriveranno da tanti paesi centinaia di senza dimora e verranno ricevuti venerdì mattina in udienza da papa Francesco, che domenica celebrerà la messa nella Basilica di San Pietro. 

Pubblichiamo di seguito l'intervista di Francesca Sabatinelli a Carlo Santoro della Comunità di Sant’Egidio, pubblicata dalla Radio Vaticana.

D. Sono il frutto di quella "cultura dello scarto" che Papa Francesco denuncia dall’inizio del suo Pontificato. Sono i diseredati, i senza tetto, i poveri, privati di tutto, a cominciare dalla loro dignità. Francesco li accoglierà, in un Giubileo a loro dedicato che vuole essere un messaggio diretto a tutti, a chiunque guardi con ripugnanza e diffidenza persone che come colpa hanno solo quella di esseri poveri. Carlo Santoro, con la Comunità di Sant’Egidio, è al loro fianco da anni:
R. – Sono le persone che noi incontriamo qui a Roma ogni sera, da molti anni, quelli che il Papa chiama “gli scartati”. Spesso il tentativo è quello di evitare di vederli, mentre il nostro è quello di far cambiare la mentalità a questa città. Auspichiamo anche che, a partire da adesso, con quest’anno del Giubileo della Misericordia, visto che l’inverno e  il freddo si avvicinano, verranno aperti dormitori e posti di accoglienza da parte delle istituzioni e anche da parte di altri enti e associazioni.
D. – Quante saranno le persone presenti al Giubileo con Papa Francesco?
R. - Noi speriamo qualche centinaio qui a Roma, il problema è che non sempre è facile raggiungere i romani, spesso la mattina molti di loro hanno il loro lavoro: andare in giro a cercare risorse, cibo. Però devo dire che la risposta che ho visto finora è molto positiva. C’è una grande aspettativa nei confronti del Papa, sanno tutti che è un loro grande amico e che ha fatto già diverse cose per loro. Questo è proprio l’atteggiamento cui tutti noi siamo chiamati: guardare le persone negli occhi, dar loro la mano, perché spesso in noi prevale l’individualismo e anche la nostra poca voglia di vedere persone così diverse da noi. In realtà, essendo amici dei poveri si scopre quanto loro siano simili a noi e quanto ognuno di noi, potenzialmente, potrebbe diventare povero in una società così assurda in cui, se non sei più produttivo, vieni fatto fuori. Come dice il Papa, quante volte è successo che un vecchio sia morto assiderato per strada e nessuno se ne è accorto, è morto nell’anonimato, senza funerale ... Questo, in genere, non fa notizia, non fa cronaca. Effettivamente, in questo mondo che mangia un po’ l’umanità, va recuperato questo senso forte che penso possa essere salvato solo dalla Misericordia di quest’anno, che ci è stata istillata e ispirata nei confronti “degli scartati”, come direbbe il Papa. Penso sempre che il discorso dello scarto in realtà vada ancora molto, molto, compreso.
D. - Come Comunità di Sant’Egidio avete visto un cambiamento nella percezione degli altri nei confronti di queste persone, grazie anche al messaggio di Papa Francesco?
R. - Assolutamente. In questi due, tre anni in cui il Papa non ha mai perso l’occasione per parlare dei poveri, di questo amore per i poveri che salva tutti noi, credo che abbiamo visto sempre di più la nascita di gruppi spontanei, così come di singoli, che iniziano a parlare, ad aiutare, a mettersi vicino alle persone che vivono in strada. Questo è un fenomeno in crescita. Spero che continui questa onda buona che è arrivata dal Papa, questo suo amore, questo suo mettere al centro della Chiesa i poveri. Penso che l’idea del Papa sia che ognuno di noi può fare qualcosa per i poveri, anche poco. Credo che tutta la Chiesa e ciascuno di noi che ne fa parte, siamo chiamati ad aiutare ogni povero che incontriamo per la strada. Nessuno può tirarsi fuori, ognuno deve prendersi la propria responsabilità.
D. - Cosa chiederanno al Papa queste persone? Se hanno delle richieste …
R. - Il Papa ci insegna sempre che ogni essere umano non ha un problema solo materiale, spesso noi dimentichiamo che fanno parte della Chiesa e che hanno anche dei bisogni spirituali. Credo che nei confronti del Papa l’aspettativa sia di carattere spirituale. Penso che il Papa sa toccare le corde dei poveri nel dire: “Voi siete importanti per noi Chiesa” e penso anche che noi si debba comprendere ancora molto di cosa significhi essere poveri.

martedì 8 novembre 2016

L'istituzione inventata. In un libro 40 anni di battaglie per la dignità dei malati psichici

Giovedì 10 novembre, al termine del convegno "Nuovi percorsi e soluzioni abitative per persone con disagio mentale" organizzato dalla ASL Roma 4 e dalla Comunità di Sant'Egidio, in collaborazione con il DSM di Trieste, verrà presentato da Gian Antonio Stella e Piero Cipriano il libro di Franco Rotelli, L'istituzione inventata. Almanacco Trieste 1971-2010, Merano 2015. L'autore, attualmente presidente della Commissione Sanità del Friuli Venezia Giulia, ha lavorato a stretto contatto con Franco Basaglia dal 1971, contribuendo alla chiusura del manicomio di Trieste e all'approvazione della legge 180 del 1978. 
Scrive Franco Rotelli: "Ci è sembrato doveroso mettere giù questo diario, certamente non esaustivo. Sperando che a giovani che su queste o simili questioni dovranno impegnarsi ora e in futuro questo racconto dica qualcosa di importante: che bisogna fare per non subire e farlo con gli altri. Ricominciando ogni giorno dalla realtà. Noi abbiamo sempre cercato di fare così e siamo convinti di aver fatto buone cose che vale quindi la pena raccontare, bene o male che sia. Perché, purtroppo, il lavoro è appena incominciato, e il mondo delle psichiatrie in giro per il mondo continua ad essere molto, ma molto brutto, e quello della sanità dovrebbe essere molto, ma molto meglio".

venerdì 4 novembre 2016

Homeless: senza dimora, ma non senza dignità

Pubblichiamo una lettera inviata da un lettore di Roma alla redazione di un giornale, che invece non l'ha pubblicata... Vi invitiamo a leggerla e diffonderla sui social!

Spettabile Redazione,
Ho letto con molto interesse l’articolo apparso ieri sulla cronaca di Roma sulla baraccopoli tra i colonnati dell’Eur. L’ho fatto perché mi avvicino spesso a quelli che la giornalista definisce pericolosi tossici ubriaconi (che poi ubriachi a volte lo sono, tossici non mi risulta - ma anche se lo fossero? - e pericolosi tanto meno). In realtà, prima di tutto sono persone che, nonostante le condizioni in cui vivono, non per scelta, lo assicuro, lottano per conservare la propria dignità. Hanno poi nomi, Gennaro, Elena, Arcadio…, relazioni affettive, speranze e aspettative, spesso deluse, e certo problemi. Ma il rispetto della dignità che si deve a ciascuno vorrebbe che prima di presentarli come fenomeni da baraccone sull’altare dello scandalo del degrado ci si chiedesse come fare per farsi carico della loro realtà e come aiutarli ad uscire dalla loro condizione. Il primo passo sarebbe riconoscere la loro essenza di persone, perché nessuno di noi può essere identificato con la condizione in cui si trova a vivere.
Un saluto,
Giorgio Busato